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Delitti e informazione, quella ferita originaria

La morte del piccolo Samuele, resa ancor più inquietante per gli sviluppi che potrebbero verificarsi, finisce necessariamente per riportare alla ribalta tanti recenti delitti che, per la loro dinamica e la personalità dei protagonisti (anche giovanissimi), appaiono per tanti aspetti senza senso. Hanno cioè una carica di inspiegabilità e efferatezza che fa gridare al «mostro»: il che, a ben pensarci, è un modo per dire che sono stati commessi da persone lontane e soprattutto diverse da noi. E così, paradossalmente, la mostruosità evocata finisce per rassicurarci. La realtà è però ben più complessa.
DI ALBERTO MIGONE

DI ALBERTO MIGONE

La morte del piccolo Samuele, resa ancor più inquietante per gli sviluppi che potrebbero verificarsi, finisce necessariamente per riportare alla ribalta tanti recenti delitti che, per la loro dinamica e la personalità dei protagonisti (anche giovanissimi), appaiono per tanti aspetti senza senso. Hanno cioè una carica di inspiegabilità e efferatezza che fa gridare al «mostro»: il che, a ben pensarci, è un modo per dire che sono stati commessi da persone lontane e soprattutto diverse da noi. E così, paradossalmente, la mostruosità evocata finisce per rassicurarci. La realtà è però ben più complessa.

Già le scienze umane ci dicono come e quanto salute, educazione e ambiente (questo non necessariamente degradato, almeno come comunemente si intende) possano influire, anche in tempi lunghi, sul comportamento di una qualunque persona, scatenando pulsioni e azioni fino ad allora impensabili.

La consapevolezza della complessità dei comportamenti umani dovrebbe perciò allontanare quella curiosità morbosa – tipica di tanti servizi giornalistici e trasmissioni televisive – che ferisce indistintamente sentimenti e persone e calpesta quella pietà che anche in queste vicende si impone, perché in ultima analisi ci pongono sempre di fronte al mistero dell'uomo, che «trova vera luce nel Cristo che proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo all'uomo».

In ciascuno di noi vi è una ferita originaria che ci immerge in tante miserie e ci inclina al male: di qui la possibilità di volere e compiere anche azioni orrende.

Ma sappiamo anche – e soprattutto – che «il Signore stesso è venuto a liberarci e a darci forza, rinnovandoci nell'intimo», anche se la salvezza resta pur sempre affidata alla nostra libertà. Questa rivelazione ci fa rifiutare ogni banale semplificazione, perché in ogni vicenda dei singoli e dei popoli luce e ombra si intrecciano sempre.

La storia umana resta dunque drammatica, ma mai disperata. Affrontare e proporre queste tematiche non è facile: la cultura comune infatti le rimuove o le deride. Eppure sono cariche di speranza.

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