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Elezioni, le questioni irrisolte

Il risultato delle elezioni per il Parlamento europeo ha segnato una svolta a destra in Europa: solo in Grecia, in Danimarca e in Svezia la sinistra socialista ha prevalso sui partiti di centro e di destra. Nel resto dell'Europa, in ben 24 nazioni, il risultato elettorale ha premiato il centrodestra e, come in Inghilterra e in qualche paese dell'ex blocco comunista, ha premiato alcuni partiti di estrema destra e neofascisti.
DI GIOVANNI PALLANTI

Parole chiave: elezioni (367), elezioni europee (15), elezioni amministrative (54)

di Giovanni Pallanti

Il risultato delle elezioni per il Parlamento europeo ha segnato una svolta a destra in Europa: solo in Grecia, in Danimarca e in Svezia la sinistra socialista ha prevalso sui partiti di centro e di destra. Nel resto dell'Europa, in ben 24 nazioni, il risultato elettorale ha premiato il centrodestra e, come in Inghilterra e in qualche paese dell'ex blocco comunista, ha premiato alcuni partiti di estrema destra e neofascisti.

Come mai c'è stato questo tracollo elettorale dei partiti socialdemocratici? E come mai in una situazione di grave crisi economica e occupazionale hanno vinto le elezioni europee i partiti del centrodestra?

La prima risposta: i partiti di ispirazione socialista sono stati per lungo tempo al potere in alcuni paesi dell'Europa occidentale, per non parlare degli stati ex comunisti del centro e dell'est Europa, e il potere li ha profondamente cambiati. Spesso hanno perso i contatti con il popolo e con le classi sociali più deboli.

La seconda risposta: il centrodestra in Europa dopo la caduta del muro di Berlino (1989) ha consumato il suo bagaglio ideologico liberista diventando un movimento populista e fortemente pragmatico. In questa contingenza economica, di fronte alla crisi che ha investito tutti i paesi della comunità europea, il centrodestra si è schierato su posizioni neo keynesiane mettendo in soffitta il liberismo selvaggio e gli insegnamenti delle scuole economiche di Vienna e di Chicago.

In Italia l'handicap del Pd è l'irrisolta questione post comunista: come recentemente ha ricordato Romano Prodi in un articolo in prima pagina su «Il Messaggero», il Pd manca di una vera elaborazione politica e programmatica (che riguarda soprattutto la componente ex comunista che ha fatto poco e male i conti con la sua peggiore storia).

La Lega Nord è diventata un partito di lotta e di governo: molte sue attenzioni per i lavoratori dipendenti che rischiano di perdere il posto di lavoro e l'avversione ideologica all'immigrazione (anche se mascherata da opposizione all'immigrazione clandestina) gli ha fatto avere in queste elezioni molti voti operai. L'Italia dei Valori ha preso voti al Pd per la dura opposizione di Di Pietro a Berlusconi. L'Udc di Pier Ferdinando Casini, alle europee, ha avuto un buon risultato elettorale tenendo la barra al centro e definendosi opposizione repubblicana alternativa alla destra e alla sinistra italiane e fortemente europeista come è nella tradizione democratico cristiana.

In Toscana alle elezioni amministrative il centrosinistra ha subìto grosse battute d'arresto: andrà al ballottaggio con il Pdl per la presidenza delle province di Prato, Arezzo e Grosseto e per l'elezione del sindaco di Firenze e di Prato.

La crisi politica della sinistra ha colpito anche quei «rinnovatori» che nel Pd fiorentino e toscano pensavano di avere trovato la medicina per guarire i mali della sinistra. Non è stato così. Un'ultima osservazione: la Conferenza episcopale italiana, e quella toscana, che non son schierate con nessun partito, sembrano più vicine di quasi tutti i partiti italiani ai bisogni del popolo e di quelle famiglie che vivono in condizioni drammatiche l'attuale congiuntura economica. Una situazione storica, questa, su cui sarà bene riflettere anche nell'immediato futuro.

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