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Gli elettori ai seggi sono sempre la più alta forma di democrazia

Anche in questo 2022 si torna a votare. Non certo una novità per gli italiani che ormai sanno che questo è un appuntamento fisso. E se non ci sono le elezioni politiche, da qualche anno per fortuna un po’ meno frequenti rispetto alla prima Repubblica, ci sono comunque le amministrative o i referendum. 

Elezioni

Sembra incredibile ma questo nostro Paese riesce sempre a essere in campagna elettorale. Un bene, si dirà, per certi partiti o movimenti che senza elezioni avrebbero più di un problema di visibilità. È vero ma diventa un problema quando, come in questo periodo della storia repubblicana, al governo ci sono quasi tutti anche se non sembra e il presidente del Consiglio Mario Draghi - caldeggiato come pochi altri (solo per la rielezione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è assistito a qualcosa di simile, o addirittura di ancora più clamoroso) - è costretto ai salti mortali per non chiudere un’esperienza governativa che, al momento, non sembra avere tante alternative. E soprattutto difficilmente potrebbe portare ai risultati chiesti dall’Europa per il Pnrr, sigla che ormai tutti conoscono, tanto tv e media ce ne hanno parlato e ancora fanno.

Quello che invece pochi, pochissimi, hanno fatto negli ultimi tempi per informare i cittadini che domenica 12 giugno, oltre alle elezioni amministrative (in Toscana si vota per due capoluoghi di provincia, Pistoia e Lucca e per altre città o paesi, sopra i 15 mila abitanti - pochi - o più piccoli e quindi con un turno unico) verranno consegnate altre cinque schede, di vari colori, per esprimere il proprio parere su altrettanti quesiti referendari sulla giustizia.

Lasciatemi dire che Toscana Oggi, da settimane, cerca di far conoscere ai suoi lettori i cinque quesiti e di seguire con articoli e post sui social, la campagna elettorale nelle città e nei piccoli paesi dove gli elettori dovranno dare il loro giudizio non solo sulle amministrazioni comunali. Dico quest’ultima cosa con un po’ di orgoglio perché sono arrivati molti apprezzamenti per questo modo di fare il giornale. Sono convinto che persino Marco Pannella, per decenni famoso per le sue battaglie, ce lo avrebbe riconosciuto. Vero è che per lo meno abbiamo provato a tenere viva l’attenzione sui referendum, a spiegare cosa i promotori chiedono e perché ci sono quelli che propongono l’esatto opposto. Su questo numero torniamo a presentare i quesiti e i diversi colori delle schede che verranno consegnate a quanti decideranno di andare ai seggi. Per i Comuni dove si rinnoveranno sindaci e consigli, non molti come detto in questa tornata in Toscana, la scheda sarà di colore azzurro.

Scherzando qualcuno mi ha detto: aspettiamo l’editoriale del direttore prima di decidere cosa fare. Una responsabilità che non mi sentirei di accettare perché democrazia significa che ciascuno è chiamato a decidere con la sua testa come votare, per chi e, nel caso di referendum abrogativi come questi, anche se andare o no al seggio visto che la non partecipazione è comunque un’espressione di voto: si può anche puntare a non far raggiungere il quorum del 50 per cento più uno e rendere inutili i referendum stessi. Ho sempre pensato che chiamare al voto i cittadini è una delle massime espressioni di democrazia, forse davvero la più importante, nonostante partiti o movimenti facciano di tutto per scoraggiare gli elettori. E da cittadino mi piacerebbe che il Parlamento riuscisse a fare quelle leggi necessarie a evitare i referendum.

Credo che questa incapacità sia una delle cause della crescita dell’astensionismo. Lo ha spiegato bene Mimmo Delle Foglie nel numero scorso del nostro settimanale. In un passato ormai lontano, le elezioni del 1946 per la scelta tra Repubblica e Monarchia, le prime a cui parteciparono le donne in Italia, e in quelle successive la partecipazione fu altissima, quasi il 90 per cento. In quelle del 1948 si arrivò al 92 per cento. Poi siamo andati sempre a calare fino a percentuali che ci avvicinano ad altri Paesi occidentali dove i governi vengono scelti ormai da una minoranza degli aventi diritto al voto.

Da parte mia, quindi, nessuna indicazione perché in quest’occasione non andare al seggio potrebbe essere una scelta ragionata. A tutti i nostri lettori l’invito invece a scegliere, a informarsi su cosa vengono chiamati a votare, perché questo chiede la democrazia, ricordando che una volta al seggio si può chiedere solo le schede per le amministrative - dove si vota per i Consigli comunali - e si può chiedere solo una o due schede dei cinque referendum. È una scelta anche questa, è un voto chiaro pure questo.

Fonte: Tog
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