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Mercoledì 12 dicembre, al termine dell'udienza generale, Benedetto XVI ha inviato il suo primo tweet

Il Papa e Twitter: nuova strada per l’annuncio del Vangelo

La Chiesa è da sempre attenta alle nuove tecnologie e alla presenza sul web, ma lo sbarco su twitter del Papa presenta aspetti nuovi e anche qualche rischio.

Parole chiave: social network (25), twitter (6)
Benedetto XVI invia il suo primo tweet (Foto Sir)

Nonostante l’evento sia stato enfatizzato dai giornali, la presenza del Papa su Twitter - il social network attraverso il quale una persona può mandare brevi messaggi a coloro che decidono di seguirlo, e nel contempo ricevere altri messaggi da chi ha scelto a sua volta di seguire - non è una notizia che deve stupire. Da tempo la Chiesa cattolica è attenta alle nuove tecnologie e ai loro sviluppi, ed è attivamente presente sul Web, sia con le sue istituzioni che con molte personalità. Lo dimostrano, più che il sito del Vaticano e quelli di varie parrocchie e associazioni, l’utilizzo di Facebook da parte di tanti sacerdoti, vescovi in testa, e il fatto che su Twitter possiamo già trovare, ad esempio, il Cardinale Scola e il Cardinal Ravasi.

D’altronde il Papa stesso, nei suoi più recenti Messaggi per la Giornata delle Comunicazioni Sociali, aveva concentrato la sua attenzione proprio sulla Rete, considerandola un’ulteriore occasione di collegamento fra gli esseri umani e un luogo possibile per la nuova evangelizzazione (quello del 2013 sarà dedicato non a caso alle reti sociali). In questi discorsi vengono sottolineate le opportunità del Web, piuttosto che i suoi rischi. Le nuove tecnologie si adattano perfettamente alla missione della Chiesa, che è quella di annunciare il Vangelo al mondo. Ed è indubbio che esse consentano di farlo nella maniera più ampia ed efficace.

Se dunque più di tanto non deve stupire la presenza del Papa su Twitter – e chi vuole seguirlo, dopo aver creato un proprio account, deve cercare @Pontifex_it e cliccare su «Segui» – ciò che può stimolare la nostra riflessione sono altri aspetti. Anzitutto l’immediato successo dell’iniziativa. Dopo pochissimi giorni c’è già più di un milione di persone che segue i «cinguettii» del Papa: ciò, anche, grazie all’uso delle principali lingue del mondo, arabo compreso.

C’è poi da considerare il fatto che, per aprire un ulteriore canale comunicativo con i fedeli, il Papa ha scelto appunto Twitter. Si tratta di un Social Network che è diverso da altri che sono ugualmente diffusi, come ad esempio Facebook. Twitter è duttile e veloce, capace di collegare le persone con messaggi brevi, tempestivi e di agevole lettura. Esso poi permette, rispetto a Facebook, di mantenere una maggiore distanza tra chi comunica e chi lo segue: appunto perché questa relazione non è altrettanto simmetrica come quella tra gli «amici» che fanno parte dell’altra rete sociale.

E tuttavia un rischio rimane. È il rischio insito in ogni attività comunicativa. Ogni comunicazione avvicina gli interlocutori: è questo il suo scopo. Li mette sullo stesso piano, ne uniforma competenze e dignità. La sfida del Papa su Twitter, allora, è quella di mantenere l’autorevolezza usando forme di espressione che sono solitamente destinate ad altri scopi: a informare, a commentare brevemente, anche a ironizzare. Sarà interessante vedere se sarà Twitter a modificare il linguaggio del Papa, oppure se sarà il Papa a trasformare l’uso di Twitter.

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