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Un riconoscimento che vale per l'intera Toscana

Il cardinale Elia Dalla Costa, un «Giusto fra le nazioni»

Il riconoscimento attribuito all'ex arcivescovo di Firenze dallo Yad Vashem si estende a tutta la città, alla Diocesi fiorentina e più in generale alla Toscana per l'aiuto dato agli ebrei durante la persecuzione nazifascista.

Parole chiave: Shoa (79), Dalla Costa (1), lager (27)
Elia Dalla Costa

Il Cardinale «santo» Elia Dalla Costa, del quale è in corso la causa di beatificazione, è stato riconosciuto «Giusto fra le nazioni» dallo Yad Vashem, che è l’Istituto fondato dallo Stato di Israele per raccogliere la memoria della Shoah e di coloro che aiutarono a proteggere gli ebrei durante la persecuzione nazifascista. Il procedimento prevede un’istruttoria guidata da un Magistrato emerito della Corte suprema di Israele e si conclude dopo uno scrupoloso esame delle testimonianze storiche con la dichiarazione e con la consegna di una medaglia ed insieme piantando un albero nel Viale dei Giusti a Gerusalemme. Il nome del «Giusto fra le nazioni» viene inciso sul muro che circonda il grande Memoriale, vicino ai tanti nomi di ebrei che morirono durante le persecuzioni.

Ora Firenze e la Toscana hanno con il nome di Elia Dalla Costa un riconoscimento che è per tutta la Chiesa. Infatti l’Arcivescovo di Firenze mise in opera una rete, dopo l’8 settembre 1943 fino alla Liberazione della città l’11 Agosto 1944, che coinvolse quasi cinquanta luoghi di protezione dalla deportazione nei campi di sterminio tra parrocchie, istituti religiosi maschili e femminili e scuole. Con questa dichiarazione vengono in certo modo onorate le centinaia e centinaia di persone che collaborarono all’azione promossa dal Cardinale, agendo e rischiando la vita per salvare gli ebrei perseguitati.

Elia Dalla Costa aveva già operato scelte decise quando ci fu la visita il 1° maggio 1938 di Adolf Hitler e Benito Mussolini a Firenze, in una città trasformata dagli apparati della propaganda politica dell’ideologia nazi-fascista in tutte le maggiori strade, con un grande dispendio di danaro pubblico, come è stato recentemente provato dalla documentazione dell’Archivio storico del Comune di Firenze in una ricerca scientifica ed in una mostra. Il Cardinale, in quell’occasione, si allontanò dalla città, rifiutò l’imbandieramento con le croci uncinate del Palazzo Arcivescovile, sottrasse al coinvolgimento per il corteo la Cattedrale di Santa Maria del Fiore e le altre chiese fiorentine, dando così un giudizio che avrebbe avuto la conferma drammatica che le leggi razziali anche in Italia, pochi mesi dopo, sollevarono la coscienza critica di tutti i cristiani, ad iniziare da Giorgio La Pira che si ribellò al razzismo con la sua rivista «Principi».

L’onore che a Gerusalemme viene offerto al cardinale Elia Dalla Costa ha un profondo significato biblico: ci stringe ancora più intimamente alla Città Santa, con una responsabilità per la pace che indica un cammino. Infatti il mistero della Chiesa è illuminato, in certo modo, ancora di più dal mistero di Israele e dalla irrevocabile vocazione del popolo ebraico, come ha così incisivamente insegnato Giovanni Paolo II alla luce del Concilio Vaticano II.

La nomina del cardinale Elia Dalla Costa è, in certo modo, comprensiva, attraverso la sua persona, di tutti gli «sconosciuti» che operarono per salvare gli ebrei sotto l’impulso pastorale del vescovo di una città, confermando quel singolare legame che unisce il ministero apostolico con il valore della vita umana custodito nel cuore di Firenze e di ogni città.

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