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Il diritto alla salute è diritto di tutti, non può essere garantito in base al reddito

Si può scegliere chi vaccinare in base al reddito prodotto come proposto da un'assessore di una regione italiana? In caso di sproporzione tra mezzi a disposizione e persone bisognose di assistenza i medici si possono trovare davanti a un bivio drammatico: a chi dare la precedenza? Un paese civile non dovrebbe mai mettere gli anestesisti davanti a queste decisioni

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Vaccino

Scegliere chi vaccinare in base al reddito prodotto, quindi più dosi di vaccini alle regioni del nord meno a quelle del centro e del sud. È la prima idea espressa dalla neo assessora alla sanità della Regione Lombardia Letizia Moratti. Un’idea che speriamo, e lo diciamo con forza, non arrivi neppure sui tavoli di chi queste scelte deve farle.

on solo: fossimo tra coloro che in quella regione hanno redditi più bassi inizieremmo a pensare di lasciare Milano, Como, Lodi e le altre province perché, se l’assessora si farà forte dell’autonomia, lo stesso principio ipotizzato per l’Italia presto potrebbe valere dentro i confini della Lombardia e invece degli anziani nelle Rsa, che reddito ormai non lo producono più da tempo, qualcuno potrebbe pensare di andare a vaccinare prima, o solo, i signori della finanza, costruttori, imprenditori o gli stessi assessori della giunta regionale.

È lo stesso principio che già qualche tempo fa un altro presidente di Regione, Giovanni Toti della Liguria, aveva espresso, prima di una rapida marcia indietro, sulle cure agli anziani. Così com’è grave ciò che è scritto nella bozza, e speriamo resti tale, del nuovo Piano pandemico che l’Italia prima o poi dovrà adottare per evitare, in futuro, di trovarsi in una nuova emergenza.

Qualcuno dice che in fondo si tratterebbe da parte del sistema sanitario di «scegliere», come già avviene nei reparti di terapia intensiva (è scritto nel protocollo degli anestesisti) o come avveniva in tempo di guerra negli ospedali da campo: nell’emergenza e con pochi mezzi, la precedenza deve andare a chi ha più possibilità di sopravvivere. Lo scopo del «triage» di terapia intensiva è infatti quello di garantire i trattamenti al maggior numero possibile di pazienti critici che ne possano trarre beneficio e deve basarsi su parametri ben definiti: l’età è solo uno di questi. Ma non vorremmo mai essere uno di quegli anestesisti: un Paese civile deve fare in modo che nessun medico debba prendere queste decisioni. Ma ancor più grave è una scelta sul reddito: ci permettiamo qui di ricordare solo l’articolo 32 della nostra Costituzione «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti». Non c’è altro da aggiungere.

Fonte: Tog
Il diritto alla salute è diritto di tutti, non può essere garantito in base al reddito
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