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Il governo c’è, ma l’Italia è in declino

Offrire un’opinione stringata della fase politica che ha portato alla nascita del governo Conte, il primo nella storia repubblicana con i grillini in maggioranza e con una Lega smarcatasi da Silvio Berlusconi, è cosa assai difficile: troppo lunga la crisi, troppo profonda l’incertezza. Difficile immaginare che il Paese ne sia emerso rafforzato.

Giuseppe Conte nelle dichiarazioni al Senato

Persino gli incoraggiamenti da parte del presidente della Commissione Europea, Juncker, hanno finito per avere un’eco sinistra: da noi nessuno ci aveva pensato, ma Bruxelles ci vede e pensa alla Grecia di qualche anno fa. Verrà probabilmente ricordata come la crisi dello scontro tra partiti (anche l’M5S è ormai classificabile come tale) e il Quirinale. Sergio Mattarella si è mosso nel pieno del solco costituzionale: se un’alleanza ha la maggioranza in Parlamento ha anche il diritto-dovere di governare. Non ha il diritto, però, di imporsi al garante del funzionamento della macchina costituzionale.

Abbiamo così assistito ad uno scontro di grande violenza verbale, generata da scarsa maturità politica e sensibilità istituzionale. Si spera che i giovani leader che si sono resi responsabili di questi errori trovino il tempo per rendersene conto. Il populismo genera mostri, e i mostri di solito finiscono per rivoltarsi contro chi li ha generati. In termini di pura politica, abbiamo visto una maggioranza estremamente spuria assumere la guida del Paese, usando parole d’ordine mantenute poi nei primi giorni di governo. La coerenza è una virtù, ma il non accettare la grazia di stato può essere peccato mortale. In più sia la Lega, sia i Cinque Stelle non hanno saputo superare (ma il discorso potrebbe essere allargato anche agli altri partiti) l’esame di maturità loro imposto dai tempi, che sono di proporzionale anche se le attuali formazioni politiche hanno il maggioritario nel dna. Chi saprà adattarsi per primo, sopravviverà. Altrimenti interverrà il darwinismo.

Il Pd, sempre avviluppato nelle sue lotte interne, si candida ad essere la prima vittima di questa selezione naturale. Ma quando Lega e grillini saranno molto vicini nei sondaggi, allora potremmo assistere all’implosione di questa macchina giallo-verde. È esattamente quello che accadde nel 1994 sempre tra la Lega e Forza Italia. E in quel momento avremo bisogno ancora una volta della saggezza di Mattarella. Con queste premesse, non è facile immaginare che il nuovo esecutivo possa essere di legislatura.

Quanto poi detto in questi ultimi giorni da Salvini (che chiudeva la campagna elettorale sventolando il Vangelo e il rosario, ricordiamolo) in tema di famiglia, migranti e tassazione dovrebbe spingere una parte dell’elettorato cattolico ad una riflessione: le madonnine infilzate sono, quasi sempre, delle acque chete. Non è un caso che parte della Chiesa abbia sentito la necessità di indire momenti di pubblica preghiera per l’Italia. Iniziativa sempre necessaria, in questi giorni più che mai. Potrebbe essere il segnale di un risveglio.

Questo giornale ha recentemente ospitato un bellissimo dibattito sul ruolo dei cattolici in politica. Non sprechiamolo. Torniamo ad assumerci le nostre responsabilità. Il Paese è in declino, dobbiamo muoverci.

Il governo c’è, ma l’Italia è in declino
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