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In perenne campagna elettorale, ma questa sarà feroce e divisiva

La legislatura è di fatto finita: con ogni probabilità il Presidente del Consiglio, una volta approvata la legge di bilancio, si recherà al Quirinale a rimettere il mandato. Anche se dovesse esserci uno slittamento, non sarà significativo: al massimo qualche settimana.

Parole chiave: Ius soli (11)
Elezioni

Difficile quindi che si trovi il tempo per affrontare un nodo complicato e delicato come la legge sullo ius soli. Una legge civile e necessaria, ma che ha il difetto di essere percepita dalle forze politiche come un’ottima occasione per perdere voti, alla vigilia delle elezioni di primavera. Una preoccupazione che ha messo in evidenza la scadente qualità dell’attuale offerta di politica. Il Paese ha urgente bisogno di gestire la seconda generazione del fenomeno migratorio, che spesso è la più difficile. Per farlo, però, ci vorrebbero gli statisti e non gli agitatori di piazza.

La politica nel suo insieme si presenta esausta e sfibrata da questa nuova, ennesima e lunga campagna elettorale di almeno tre mesi. Il Pd ha festeggiato i suoi 10 anni tra le polemiche per la forzatura imposta alla Camera sulla nuova legge elettorale. Materia, questa, che non è costituzionale ma che, ai fini del funzionamento della democrazia, è appena un gradino più in basso.

Dispiace profondamente che nemmeno questa volta una riforma seria e necessaria sia stata varata con i tempi necessari alla riflessione e il consenso libero e ampio che sarebbe lecito aspettarsi. Le leggi nate con il forcipe, più sono importanti e meno durano, soprattutto se nemmeno sono in grado di garantire la stabilità, come pare anche nel caso del Rosatellum.

Ma anche senza lo strappo dei prodiani e della minoranza interna per la legge elettorale il compleanno del Pd sarebbe stato ben scarso di entusiasmi. L’insuccesso dell’esperimento è tutto nel fatto che dal palco un redivivo Veltroni ha lanciato un appello all’anima di sinistra della sua creatura, oggi guidata da un Renzi impaurito dai sondaggi siciliani. E così facendo ha seppellito l’idea del Pd come forza di centro-sinistra, formata su un piano paritario dagli ex comunisti e dai cattolici del Ppi. Un ruolo, per questi ultimi, sempre più da mosche cocchiere e sempre meno da ispiratori dell’agire politico. Una circostanza, come anche l’atteggiamento di Angelino Alfano di fronte agli appelli per l’approvazione dello ius soli, che dovrebbe far riflettere: se il progetto era di fecondare il campo del centrodestra e del centrosinistra con gruppi di cattolici in grado di dare idee e influenzare decisioni, quel progetto è stato un fallimento.

La sinistra per riprendere a germogliare ora riscopre le sue radici laburiste, come nel Regno Unito di Corbyn; la destra in Europa va scivolando verso la sterilità di un atteggiamento ben oltre il puro conservatorismo, in cui il popolarismo non trova più ospitalità. È il caso della Volkspartei austriaca. L’irrilevanza della cultura cattolica democratica e popolare è il doloroso dato di fatto da cui avviare una doverosa discussione. In Italia è difficile immaginare che i prossimi mesi, segnati da una campagna elettorale che sarà feroce e divisiva, possano portare ad una maturazione dell’offerta politica e all’elaborazione di soluzioni alternative.

E il grillismo, con tutti i suoi vuoti culturali, pare destinato a prosperare anche in caso di sconfitta nelle urne.

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