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Dal n. 31 dell'8 settembre 2002

Johannesburg, poche idee e tanta ideologia

Alla fine qualcosa hanno deciso al vertice Onu di Johannesburg e il giorno precedente i saluti per tornarsene a casa, le migliaia di delegati si sono accordati su acqua, ambiente e mercati anche se bisogna poi vedere cosa scriveranno nel Programma d'Azione. Per fortuna, a parte Bush e Putin, i grandi della terra hanno deciso di andarci, di fare i loro discorsi e anche di staccare qualche assegno. Ciò non toglie che lo scetticismo dell'opinione pubblica su questi vertici sia in aumento e nemmeno i (magri) risultati di Johannesburg siano serviti ad invertire la tendenza.
di Stefano Fontana

Johannesburg, poche idee e tanta ideologia

di Stefano Fontana
Alla fine qualcosa hanno deciso al vertice Onu di Johannesburg e il giorno precedente i saluti per tornarsene a casa, le migliaia di delegati si sono accordati su acqua, ambiente e mercati anche se bisogna poi vedere cosa scriveranno nel Programma d'Azione. Per fortuna, a parte Bush e Putin, i grandi della terra hanno deciso di andarci, di fare i loro discorsi e anche di staccare qualche assegno. Ciò non toglie che lo scetticismo dell'opinione pubblica su questi vertici sia in aumento e nemmeno i (magri) risultati di Johannesburg siano serviti ad invertire la tendenza.
Si sente troppo odore di politica e di ideologia, si sente poco il profumo delle analisi dei fatti e delle proposte concrete. Troppe le passerelle dei capi di stato e dei politici, troppe le delegazioni dei partiti, troppe le manifestazioni collaterali che, seppure da una posizione critica, non rinunciano alla ricerca dei riflettori.

Calcolata l'assenza di Bush, per non far da bersaglio all'ideologia antiamericana a tutti i costi, calcolati gli interventi dei capi di Stato europei, incentrati soprattutto su ovvietà e buone intenzioni, calcolate però anche le presenze di Castro ed Arafat. Difficile, con queste modalità, sfuggire all'ideologia: proporre la liberalizzazione dei mercati, come ha fatto Blair, quando siamo proprio noi occidentali a fare i protezionisti; chiedere che nei paesi poveri vengano sostituite le colture per l'esportazione con quelle direttamente capaci di sfamare la popolazione locale, come fanno i no-global, quando così non si supererà mai il livello di sussistenza; sostenere che è l'Aids a frenare lo sviluppo e che bisogna distribuire preservativi agli africani, quando è piuttosto il sottosviluppo che crea una maggiore vulnerabilità sul piano della salute; sostenere che lo sviluppo tecnologico di tipo occidentale non è estendibile anche agli altri perché consuma troppa energia, quando esistono dati precisi sulla possibilità di risparmiare energia senza ridurre le prestazioni tecnologiche.

Le vie per rivitalizzare i vertici di questo tipo ci sarebbero. Una strada è di tipo culturale: far parlare i fatti e non le ideologie, far emergere con realismo i problemi soprattutto mediante gli esperti e non i politici.

Una seconda strada è di tipo operativo: concentrare il Programma d'Azione su pochi progetti mirati e istituire strumentazioni di verifica. Una terza strada è di tipo politico: impegnare gli Stati che vi partecipano non a staccare assegni proclamando roboanti cifre che essi destineranno a questo o a quello, ma a partecipare a progetti bilaterali o multilaterali mirati ad una precisa area geografica e a precisi problemi. Una quarta strada è di tipo organizzativo: sottoporre i vertici a cura dimagrante, trasformarli da passerella a incontro impegnato di esperti e fonte di chiare decisioni politiche.

I servizi precedenti:

Johannesburg, accordo sul piano d'azione

Ambiente, accordo al ribasso sull'energia

L'intervento della S. Sede

Johannesburg, obiettivi ancora lontani

Il contributo delle Chiese

Pesa l'assenza di Bush

L'appello del Papa

Il contributo della Toscana

Siti Internet:

Onu Italia

Onu on line

Il sito ufficiale del vertice

Johannesburg, poche idee e tanta ideologia
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