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L’equilibrio per non scivolare sul terreno drammatico dell’aborto

In queste ultime settimane sono riesplose polemiche pretestuose attorno al tema della difesa della vita nascente. Dalle smodate reazioni alla delibera approvata in Consiglio comunale a Verona alle chiare parole di Papa francesco durante l'udienza generale di mercoledì 10 ottobre. E in Toscana si polemizza anche sulla  Ru486.

Percorsi: Aborto - Papa Francesco - Vita
Pillole Ru486 per aborto farmacologico

Cosa diavolo ci sarà di «medievale» nella mozione approvata a Verona? Che reato ha commesso la capogruppo Pd votando un testo che molti hanno bollato come «vergognoso» ma che assai pochi hanno letto? È scandaloso chiedere che una legge dello Stato (la 194/1978) sia davvero applicata in tutte le sue parti e che un’altra norma di Stato (quella sul parto in anonimato) venga promossa diffondendo manifesti in città? Dove, in una mozione che esprime anche legittime valutazioni politiche, è scritto che la 194 non deve essere applicata?

E Papa Francesco, diventato icona di una sinistra da tempo smarrita, in cosa ha scandalizzato quando si è limitato a ripetere che aborto è «soppressione della vita umana»? Ha certo colpito l’immediatezza del passaggio, inserito a braccio, subito fatto risalire ai medici non obiettori, sul «sicario affittato». Parole sfuggite in modo maldestro oppure calibrate in modo voluto per scuotere la coscienza, laica, di tanti fra noi che la parola vera («aborto») hanno ritegno a dirla preferendo l’ipocrisia di una sigla («Ivg») assai sfumata?

E davanti alla domanda, diretta e impegnativa, di questo Papa che commentava il quinto Comandamento e dunque «le varie forme» con cui oggi si uccide («Cosa pensate voi? È giusto affittare un sicario per risolvere un problema?»), noi – credenti o meno, praticanti o agnostici – accettiamo di restare indifferenti, ci limitiamo al facile sdegno per parole «scorrette» o ci facciamo, laicamente, mettere in discussione?

Se così tanti medici obiettano, davvero sono tutti ipocriti e bacchettoni? Tutti strumenti di bieca reazione, di cinico arretramento, di passato «buio»? Oppure quei due termini («obiezione» e «coscienza») riferiti al dramma di un «qualcosa» che viene «interrotto», ci fanno così paura, ci creano così disagio, che preferiamo accodarci al pensiero più facile?

E sulla pillola RU486, sull’aborto non chirurgico ma farmacologico, hanno ragione due politici toscani nello stracciarsi le vesti davanti al presunto «boicottaggio», in alcuni nostri ospedali, rispetto a una «pillola abortiva non usata»? Davvero i volontari pro life nel muoversi in base alla 194, finiscono per «riportare la nostra società ad un passato buio» (Stefano Scaramelli, presidente Commissione Sanità)? Davvero (Enrico Rossi, presidente Regione Toscana) se la 194 è «un vero e proprio capolavoro legislativo», chi lavora per applicarla anche nella parte dissuasiva mira solo a «tornare indietro»?

Terreno difficile e complesso, da sempre, questo. Terreno drammatico: tutti, in particolare tutte, sono consapevoli del dramma implicito in una scelta comunque pesante. Né possiamo tacere le ipocrisie di chi la vita la difende contro l’aborto ma si scorda di farlo nei confronti di altre offese (guerre e violenze, miserie e ingiustizie, migrazioni, mancanza di lavoro…).

Un auspicio. Fare, tutti, il massimo sforzo possibile in termini di equilibrio e pacatezza. Esagitazioni ed esagerazioni (come accaduto sul «caso Verona») sono inutili e portano tutti lontano. Molto lontano. Troppo lontano. Infine. Non sarebbe male un impegnativo recupero di quella dimensione troppo spesso carente anche in chi, a parole, se ne fa paladino. Intendo la laicità.

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