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Edizione on line del 27 novembre 2002

L'eredità di La Pira

Venticinque anni e sembra ieri. Venticinque anni che hanno contribuito a rendere più grande ai nostri occhi la figura del Sindaco santo, anche per l'inevitabile confronto con coloro che hanno preteso di prenderne il posto nella nostra considerazione. Un momento di sosta e di riflessione per ripensare alla grande eredità di cui è stata investita la comunità cristiana. Una eredità che pesa in particolare su coloro che lo hanno conosciuto e che gli sono stati vicini. Le pur numerose pubblicazioni che hanno segnato questi anni forse non sono sufficienti a rendere testimonianza al suo pensiero e alle sue opere. C'è ancora da scavare,
La Pira è ancora vivo fra noi.
DI GIORDANO FROSINI

Giordano Frosini
Venticinque anni e sembra ieri. Venticinque anni che hanno contribuito a rendere più grande ai nostri occhi la figura del Sindaco santo, anche per l'inevitabile confronto con coloro che hanno preteso di prenderne il posto nella nostra considerazione. Un momento di sosta e di riflessione per ripensare alla grande eredità di cui è stata investita la comunità cristiana. Una eredità che pesa in particolare su coloro che lo hanno conosciuto e che gli sono stati vicini. Le pur numerose pubblicazioni che hanno segnato questi anni forse non sono sufficienti a rendere testimonianza al suo pensiero e alle sue opere. C'è ancora da scavare,
La Pira è ancora vivo fra noi. In un momento di tragico sbandamento e smarrimento, la sua figura costituisce ancora un punto di riferimento in particolare per coloro che guardano con crescente preoccupazione al mondo politico nazionale e internazionale. In La Pira noi scorgiamo il perfetto laico conciliare, l'incarnazione dell'intero pensiero sociale della Chiesa, il politico semplicemente come dovrebbe essere. Una grazia che non abbiamo il diritto di mettere da parte o di non prendere in piena considerazione. Un dono prezioso alla Chiesa e all'umanità da mettere a frutto. Ripensando a lui, abbiamo la possibilità di ripercorrere le strade aperte dinanzi a noi dalla riflessione conciliare e da una straordinaria stagione di politici cristiani, che l'opinione pubblica ha dimenticato con troppa facilità e disinvoltura. Colpa certamente anche della Chiesa che non riuscì ad apprezzarli sufficientemente durante la vita e che sembra poterne fare a meno ora che sono morti. Se almeno il ricordo venticinquennale potesse servire a questo recupero… Ma, così stando le cose, non c'è forse da farsi eccessive illusioni.
Un pensiero limpido quello di La Pira e dei suoi amici. Limpido e organico, scientificamente elaborato, a ffettivamente partecipato. Un pensiero molte volte da antologia.

Si parte dalla persona umana considerata come il punto centrale dell'intera costruzione sociale, ciò che fa da trama a tutto il pensiero della Chiesa, "ciò che c'è di più perfetto in tutta la natura". La persona sempre come fine e mai come mezzo. Un pensiero che mostrava tutta la sua forza dirompente specialmente nel tempo delle ideologie totalitarie e delle dittature, ma che mantiene ancora intatta la sua validità. Il rischio della manipolazione è sempre incombente. Dalla persona umana partono le direttive lungo le quali è possibile ricostruire il tessuto sociale secondo le indicazioni di Dio e della rivelazione. Siamo semplicemente sul piano delle conseguenze. E il passaggio dal principio alle singole applicazioni in tutte le circostanze della vita era talmente facile da diventare proverbiale nello stile di vita di La Pira. La persona umana: cioè tutto l'uomo e tutti gli uomini, cominciando dai più disgraziati e bisognosi. I principi di sussidiarietà, di solidarietà - cardini del pensiero sociale della Chiesa - ne sono il frutto consapevole. Per questo ripensare all'opera di La Pira significa sostanzialmente ripassare l'intero pensiero sociale cristiano. Una persona, un pensiero; una evidente semplificazione di lettura.

La vita era poi parte integrante dell'azione. Preghiera, contemplazione, amore di Dio, passione per l'uomo, impegno storico si fondevano insieme in un amalgama singolare e suggestivo difficilmente ripetibile. Chi ha conosciuto La Pira ha conosciuto il vero cristiano. Firenze, la sua città di elezione, e Pozzallo, la sua città di origine, non faranno mai a sufficienza per perpetuarne il ricordo e attualizzarne l'insegnamento. I santi, i grandi, gli uomini di Dio non possono passare invano.

Uomini come questi sono la risposta all'auspicio di E. Mounier - uno dei grandi maestri di La Pira e dei nostri personalisti comunitari -: "In questo mondo inerte, indifferente, incrollabile, la santità è ormai la sola politica valida e l'intelligenza, se vuole accompagnarla, deve conservare la purezza del lampo".
Un auspicio e un richiamo.

Le profezie di La Pira

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