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La Croce, al di là delle provocazioni resta il simbolo universale che spinge all'eternità

C'è chi usa l'immagine del crocifisso a scopo di provocazione, come ha dichiarato Clet Abraham, l'artista di strada di origini francesi, da diversi anni trapiantato in Toscana, che ha trasformato il segnale che indica una strada privata senza uscita in un crocifisso moderno. Senza entrare nel merito artistico di tali opere, è certo che l'immagine simbolo per eccellenza della cristianità viene spesso utilizzata in modo improprio, fino a farla diventare uno strumento per attirare l'attenzione.
DI NICOLA SANGIACOMO

Parole chiave: crocifisso (39)

di Nicola Sangiacomo

C'è chi usa l'immagine del crocifisso a scopo di provocazione, come ha dichiarato Clet Abraham, l'artista di strada di origini francesi, da diversi anni trapiantato in Toscana, che ha trasformato il segnale che indica una strada privata senza uscita in un crocifisso moderno. Senza entrare nel merito artistico di tali opere che peraltro, per ammissione dell'autore, non sarebbero state consentite nel suo paese di origine, è certo che l'immagine simbolo per eccellenza della cristianità viene spesso utilizzata in modo improprio, fino a farla diventare uno strumento per attirare l'attenzione. È un'immagine che è diventata, oltre che caratteristica di una fede religiosa, simbolo universale di un'umanità che non si arrende dinanzi alla sconfitta più umiliante, l'uccisione violenta attraverso il terribile patibolo di una croce. Non si arrende perché crede in valori assoluti che la spingono a sperare nell'eternità.

È uno dei grandi messaggi che ci arrivano dalla celebrazione della Settimana Santa, il culmine della liturgia cristiana di ogni anno, nella quale ogni cristiano è chiamato a rivivere in sette giorni i momenti più importanti della sua vita di fede, dalla festa di popolo per un trionfo terreno troppo breve al servizio al fratello, dal mangiare con gli amici di sempre tra cui si nasconde un traditore al sacrificio supremo della passione, dallo sconforto del sentirsi abbandonato alla gioia senza fine che deriva dal grande annuncio della notte di Pasqua. Il crocifisso si colloca al centro di questa settimana della fede e diventa simbolo del paradosso cristiano per il quale dalla morte più umiliante deriva la speranza della vita eterna.

Il crocifisso quindi non deve mai diventare un simbolo che divide, o essere utilizzato come provocazione per ottenere una notorietà a buon mercato, ma deve essere il simbolo che un'intera civiltà considera un suo punto di riferimento da quasi duemila anni, al di là delle fedi religiose professate: il simbolo di un'umanità che trova coraggio e speranza anche dinanzi alla peggiore e più umiliante delle sofferenze. Un simbolo che non può mai essere considerato discriminatorio nei confronti di qualcuno, ma accolto da tutti, ognuno secondo la propria sensibilità. Il messaggio universale che ci arriva da quella croce aiuta, non solo i credenti, ma ogni uomo di buona volontà a riscoprire l'essenziale dell'esistenza e a proiettarla verso un destino di eternità.

La Croce, al di là delle provocazioni resta il simbolo universale che spinge all'eternità
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