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Laicità non significa intolleranza verso i simboli religiosi

La notizia in sé potrebbe caratterizzarsi di una gravità notevole: non consentire ad un alunno della scuola elementare di poter disegnare Gesù bambino in occasione del Natale (leggi la notizia). Resta da accertare la reale consistenza dell'accaduto ed è quindi doveroso attenersi ad un rispettoso riserbo. Attendiamo quindi le necessarie verifiche da parte di chi ne ha competenza, esprimendo vicinanza al bambino e alla sua famiglia, rinnovando sensi di fiducia verso le autorità scolastiche e anche verso la maestra, se in buona fede è rimasta invischiata in una questione che può esorbitare dalle sue reali intenzioni.
DI MARIO MEINI

Parole chiave: gesù (20), scuola (352), natale (113)
Laicità non significa intolleranza verso i simboli religiosi

di Mario Meini
Vescovo di Pitigliano-Sovana-Orbetello - Delegato della Conferenza episcopale toscana per la pastorale scolastica

La notizia in sé potrebbe caratterizzarsi di una gravità notevole: non consentire ad un alunno della scuola elementare di poter disegnare Gesù bambino in occasione del Natale (leggi la notizia). Se così fosse, il fatto non potrebbe venire circoscritto come semplice limitazione della creatività espressiva dell'alunno. Resta però da accertare la reale consistenza dell'accaduto ed è quindi doveroso attenersi ad un rispettoso riserbo. Attendiamo quindi le necessarie verifiche da parte di chi ne ha competenza, esprimendo vicinanza al bambino e alla sua famiglia, rinnovando sensi di fiducia verso le autorità scolastiche e anche verso la maestra, se in buona fede è rimasta invischiata in una questione che può esorbitare dalle sue reali intenzioni.

Bene ha fatto il direttore dell'Ufficio scolastico regionale a ricordare che la vera gravità consiste in un malinteso, ma assai diffuso, senso della laicità dello Stato. Dobbiamo dire con estrema chiarezza che nessuno può mettere in dubbio il principio della laicità delle pubbliche istituzioni. Ma dobbiamo asserire con altrettanta chiarezza che proprio in nome della laicità nessuno può mancare di rispetto verso le espressioni religiose dei singoli cittadini. Sempre più, infatti, ci rendiamo conto che ordinariamente non sono gli appartenenti alle religioni non cristiane a rifiutare i simboli cristiani nei luoghi pubblici. La maggior parte di loro chiede, semmai, di aggiungere i propri simboli accanto ai nostri. Analogamente anche i non credenti, in virtù di una sana e profonda concezione della libertà, di solito apprezzano molto, sia pure in maniera critica, i valori religiosi e la loro valenza educativa. Il pericolo è, invece, che una minoranza, esigua nel numero, ma ben capace di farsi sentire nel campo dell'informazione, finisca per imporre la propria intransigenza, togliendo respiro e serenità allo sviluppo culturale del popolo come pure alla capacità educativa delle istituzioni scolastiche. Chiunque, insomma, ha diritto a crescere in piena libertà e in reale larghezza d'orizzonti.

Dobbiamo stare attenti che notizie come queste non diventino facile nutrimento per gli opposti fondamentalismi, anche per non suscitare dannosi polveroni dei quali sinceramente non sentiamo il bisogno. Piuttosto c'è da augurarsi che casi del genere possano semplicemente mostrare l'assurdità di eventuali intolleranze. E questo proprio a Natale, in omaggio al Figlio di Dio che si è fatto uomo non solo per alcuni, ma ha assunto interamente la nostra natura umana per essere accanto a chiunque cerca la Verità con cuore sincero.

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