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Nell'estate della crisi e della sfiducia un messaggio di speranza

L'estate del 2011 verrà ricordata come la stagione della grande depressione economica dovuta ad una speculazione finanziaria che ha investito le borse e le banche e che ha avuto pochi precedenti dalla seconda metà del '900 fino ad oggi. Questa crisi economica ha determinato una crisi globale della politica. Tutti i capi di Stato sono apparsi, chi più chi meno, incapaci di affrontare questa bufera estiva.
DI GIOVANNI PALLANTI

Parole chiave: gmg (563), politica (409), economia (249)

di Giovanni Pallanti

L'estate del 2011 verrà ricordata come la stagione della grande depressione economica dovuta ad una speculazione finanziaria che ha investito le borse e le banche e che ha avuto pochi precedenti dalla seconda metà del '900 fino ad oggi. Questa crisi economica ha determinato una crisi globale della politica. Tutti i capi di Stato sono apparsi, chi più chi meno, incapaci di affrontare questa bufera estiva. Il presidente degli Stati Uniti Obama ha dovuto faticare parecchio per mettere d'accordo repubblicani e democratici per il taglio alle spesa pubblica senza far venire meno quelle poche riforme sociali che il primo presidente nero degli Stati Uniti era riuscito a realizzare. In Tutti gli altri Paesi le classi dirigenti si sono divise sul da farsi. Tutti hanno puntato all'ulteriore privatizzazione dell'economia. Facendo venire meno l'idea di comunità e per fare emergere l'individualismo egoistico che potrebbe, secondo alcuni economisti, riaprire il ciclo di una accumulazione di ricchezza che poco o niente toccherebbe i ceti medio bassi e il popolo minuto. Anche in Spagna il super laico Zapatero, per lungo tempo campione della sinistra europea, ha dovuto gettare la spugna. Nelle prossime elezioni politiche spagnole previste per novembre non si ricandiderà pur avendo appena cinquanta anni.

In Italia, la situazione è molto grave. Le banche sono nel mirino della speculazione. Mercoledì 24 agosto, a Piazza Affari, la Banca Popolare di Milano segnava -4,89%, MedioBanca -4,15%; il Gruppo Monte de' Paschi di Siena -3,23% (l'istituto senese ha perso oltre il 92% del suo valore dai massimi storici del 2007), Unicredit segnava -2,6% e l'UPI Banca -2,18%. L'unione nazionale delle Camere di Commercio ha previsto in un recente studio una diminuzione di 88 mila posti di lavoro nelle piccole imprese per il 2012. Di fronte a questa crisi che sembra difficilmente arrestabile ci vorrebbe una forte leadership politica. Ma dove è questa forza di Governo in Italia? Il presidente della Repubblica Napolitano all'apertura del Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini ha duramente criticato il centrodestra per aver sottovalutato la crisi e la sinistra per aver dato tutte le colpe a chi governa oggi la Repubblica. Praticamente il giudizio di Napolitano boccia l'intera classe dirigente italiana. Le ragioni di questa crisi sono anche, quindi, della politica che gli italiani sentono sempre più lontana dalle loro vite. Molto dipende dalla nefasta legge per l'abolizione delle preferenza approvata dal Consiglio Regionale della Toscana con la dura opposizione dell'Udc e dell'allora capogruppo di Forza Italia Lorenzo Zirri, oggi coordinatore regionale del partito di Pierferdinando Casini, che per questa sua opposizione fu escluso dalle liste regionali del partito di Verdini e di Berlusconi. Fu troppo facile, dopo la legge elettorale toscana, farla propria, per le elezioni del Parlamento nazionale da parte dell'on. Silvio Berlusconi. Il risultato è stato quello di trovarci un Parlamento nominato dai Padroni dei partiti. Ecco perché la politica è così distante dai problemi reali degli italiani, ed ecco perché il giudizio del Presidente della Repubblica è stato così negativo per il centrodestra e per la sinistra. Non si potrà uscire dalla crisi economica senza un restauro della democrazia in Italia che passa anche attraverso una nuova legge elettorale dove il diritto di scegliere i parlamentari torni al popolo.

In questa estate, per fortuna, c'è stata anche la giornata mondiale della gioventù a Madrid dove due milioni di giovani hanno ascoltato le parole di Benedetto XVI che li incoraggiava ad avere fiducia nel domani. Il Papa andando controcorrente rispetto a quegli economisti che pensano solo a far arricchire i padroni ha duramente criticato il lavoro precario o flessibile. Un fenomeno questo che taglia le gambe alle speranze dei giovani. Il Papa ha riproposto una etica economica che abbia al primo posto una giusta distribuzione della ricchezza tra tutti gli esseri umani e il lavoro sicuro come baluardo terreno della dignità umana. Nessun politico ha avuto la forza e il coraggio del vecchio Papa tedesco. Anche questo dimostra che la Chiesa cattolica è una delle poche realtà in cui lo sviluppo dell'umanità viene concepito come il risultato di una intima fusione tra verità e speranza.

Nell'estate della crisi e della sfiducia un messaggio di speranza
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