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Dal n. 28 del 21 luglio 2002

Non essere solo parlatori di pace

La globalizzazione è vista dai più come contrapposizione e scontro, in un'ottica prevalentemente ideologica. Forse è il momento di verificare con realismo le connessioni con i tanti problemi che caratterizzano il nostro tempo per farne emergere le potenzialità, che certamente essa offre.
Si colloca in questa prospettiva il Convegno che la Regione Toscana ha organizzato a San Rossore, dove si è affrontato, tra l'altro, il rapporto tra globalizzazione e pace, proprio nella consapevolezza che questo incontrarsi di popoli diversi può essere causa di nuove conflittualità, date le tante ingiuste disparità, ma anche occasione di progresso condiviso e di cammino comune.
DI ALBERTO MIGONE

Non essere solo parlatori di pace

DI ALBERTO MIGONE
La globalizzazione è vista dai più come contrapposizione e scontro, in un'ottica prevalentemente ideologica. Forse è il momento di verificare con realismo le connessioni con i tanti problemi che caratterizzano il nostro tempo per farne emergere le potenzialità, che certamente essa offre.
Si colloca in questa prospettiva il Convegno che la Regione Toscana ha organizzato a San Rossore, dove si è affrontato, tra l'altro, il rapporto tra globalizzazione e pace, proprio nella consapevolezza che questo incontrarsi di popoli diversi può essere causa di nuove conflittualità, date le tante ingiuste disparità, ma anche occasione di progresso condiviso e di cammino comune.

E la pace viene primariamente riportata e valorizzata nella sua dimensione etico-educativa, che è poi quella che la fonda e la radica.

Educare alla pace non è facile. Non si tratta infatti di insegnare e seguire una metodologia, anche culturalmente provveduta, ma di sviluppare progressivamente la capacità di rapportarsi agli altri indipendentemente da ciò che distingue – e quindi necessariamente oppone – cogliendo e valorizzando il più che unisce. Questo più è, laicamente, l'appartenenza alla comune famiglia umana, alla luce del Vangelo è la figliolanza divina che rende fratelli, pur nella diversità. Senza questo atteggiamento, che deve poi tradursi in cultura e azione politica, è difficile rimuovere gli ostacoli che alla pace si oppongono. Gli altri saranno sempre i nemici.

Questa azione educativa, a cui tutti a vario livello siamo chiamati, pone però una domanda che costringe a guardarsi dentro con verità. Possiamo essere efficaci, se noi per primi non siamo pacificati dentro?

Gli autentici costruttori di pace, qualunque sia stato il loro piano di azione, lo furono proprio in quanto si impegnarono ad allontanare da sé quei sentimenti di ostilità, disprezzo e diffidenza che sono presenti in noi. È quell'opera di smeriglio interiore che costa ma costruisce, senza la quale si è solo dei parlatori di pace.

C'è bisogno di queste persone e quando le incontriamo percepiamo che sono in grado di operare fattivamente per la pace perché sono diventati – chissà dopo quali lotte – veri uomini in pace.

Non essere solo parlatori di pace
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