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Non si può e non si deve morire di lavoro

La ripresa a pieno regime delle attività di lavoro ci ha portato una drammatica sequenza di incidenti mortali sul lavoro. Tre lavoratori morti in Toscana in soli 9 giorni di settembre. È un segnale bruttissimo, dopo i risultati incoraggianti degli anni passati, quando gli incidenti gravi e mortali sul posto di lavoro erano diminuiti. Il trend degli infortuni sul lavoro in Toscana negli ultimi anni è stato infatti costantemente decrescente.
DI RICCARDO CERZA

Parole chiave: infortuni sul lavoro (140), lavoro (615), regione toscana (1598), procura (5)

di Riccardo Cerza
segretario generale Cisl Toscana

La ripresa a pieno regime delle attività di lavoro ci ha portato una drammatica sequenza di incidenti mortali sul lavoro. Tre lavoratori morti in Toscana in soli 9 giorni di settembre. È un segnale bruttissimo, dopo i risultati incoraggianti degli anni passati, quando gli incidenti gravi e mortali sul posto di lavoro erano diminuiti.

Il trend degli infortuni sul lavoro in Toscana negli ultimi anni è stato infatti costantemente decrescente. I dati Inail dicono che nel periodo 2000-2009 gli infortuni (denunciati all'Inail e avvenuti nel luogo di lavoro o «in itinere», cioè nel percorso casa-lavoro-casa) sono calati dagli 82.403 (di cui 93 mortali) del 2000 ai 63.177 (di cui 69 mortali) del 2009. Nel 2010, il dato è ulteriormente calato: 61.993 incidenti, di cui 57 mortali. Ma la recrudescenza registrata in questo avvio di settembre è un segnale che ci deve allarmare e che ci conferma nell'idea e ci obbliga a ripetere quello che da sempre andiamo dicendo: non bisogna mai abbassare la guardia.

In una Toscana in cui la crisi economica picchia duro e la disoccupazione si alza in maniera vertiginosa, molti lavoratori disoccupati tentano la ventura come piccoli imprenditori, artigiani, lavoratori autonomi. Imprenditori di sé stessi, per lo più improvvisati, spesso alla mercè di un mercato che dà lavoro con compensi bassi e che costringe quindi le persone a lavorare velocemente, risparmiando sulla sicurezza. Non è un caso che gli ultimi tre morti sul lavoro fossero piccoli imprenditori. Molte volte in queste piccole realtà imprenditoriali si nasconde una cultura della sicurezza minore o addirittura inesistente. Quando non vi si nascondono casi anche peggiori, come lavoro nero o irregolare. Lo dimostrano i risultati delle ispezioni del Ministero del lavoro.

Non voglio dire che nelle grandi aziende il problema della sicurezza sia risolto, ma negli ultimi anni la cultura della sicurezza ha fatto passi avanti, sia tra gli imprenditori che tra i lavoratori. Certamente anche qui dobbiamo continuare a lavorare, cercando di estendere sempre di più la cultura della sicurezza anche nelle piccole aziende attraverso i delegati della sicurezza territoriali. Ma tutto questo non basta: dobbiamo chiedere con forza alle Usl e alle autorità competenti dei controlli massicci in tutti i posti di lavoro, specialmente nelle piccole realtà. Importante in questo senso l'avvio di un percorso formativo nelle scuole sulla sicurezza sul lavoro, grazie all'intesa tra Regione, Inail e Provveditorato. E importante l'accordo tra Regione e Procura per rafforzare l'attività di prevenzione e vigilanza sui luoghi di lavoro, definendo procedure omogenee e favorendo il flusso di informazioni.

Occorre continuare questo lavoro e dedicare grande attenzione alla sicurezza, non abbassando il livello in questo momento di tagli agli Enti locali e al bilancio dello Stato, per evitare un calo sulla prevenzione e la sicurezza sui luoghi di lavoro. I bilanci dello Stato e delle Regioni sono importanti, ma la vita umana è sacra. Non si può morire di lavoro!

Non si può e non si deve morire di lavoro
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