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Piccoli Comuni, un primo passo positivo, ma per evitare lo spopolamento ci vogliono politiche adeguate

La legge sui piccoli comuni è un doveroso riconoscimento, magari tardivo, a quello che rappresentano nella realtà socio-economica del Paese. Non è solo questione di numeri, anche se i comuni al di sotto dei cinquemila abitanti coprono il cinquanta per cento del territorio nazionale e da soli costituiscono il settanta per cento dei comuni italiani.

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Quello che conta maggiormente è che sono l’unico presidio per i territori montani e rurali, che custodiscono un grande patrimonio storico e artistico e che il loro tessuto produttivo è formato spesso da piccole e piccolissime imprese profondamente legate alle risorse dei loro territori.

Dunque una legge dovuta e necessaria e un primo passo positivo. Il problema è la dotazione finanziaria: sono previsti 10 milioni di euro quest’anno 15 milioni ogni anno dal 2018 al 2023. In tutto 100 milioni per poco meno di 6 mila comuni. Qualche organo di informazione, forse preso dall’enfasi per una notizia attesa da tre legislature, si è dimenticato di precisare, appunto, che il finanziamento di 100 milioni copre un arco di sei anni.

Si dirà che in tempi di crisi economica bisogna stare attenti alle nuove spese. Ma esiste al tempo stesso una crisi profonda dei piccoli comuni: anche loro hanno subito tagli pesanti ai trasferimenti statali, sono loro che hanno pagato e pagano la riduzione di molti servizi di interesse pubblico, come le poste e gran parte degli uffici decentrati dello Stato, sono loro che con l’abbandono delle montagne pagano per primi le conseguenze del rischio idrogeologico. E l’elenco delle difficoltà e dei disagi potrebbe continuare a lungo. Non a caso l’Anci nazionale, pur prendendo atto positivamente del varo del provvedimento, ha tenuto a sottolineare che «ha bisogno di un finanziamento più adeguato rispetto alle giuste ambizioni e alle definizioni di principio che sancisce».

L’elenco delle ambizioni e delle definizioni di principio contenute nella legge è infatti lungo quasi quanto quello delle difficoltà e dei disagi. Probabilmente sarebbe stato meglio concentrare le poche risorse disponibili a sostegno di politiche di sviluppo, piuttosto che prevedere, per esempio, la possibilità di acquisire binari ferroviari dismessi per farne piste ciclabili.

Almeno siamo a un’inversione di tendenza rispetto alla lunga sottovalutazione del ruolo e delle necessità dei piccoli comuni a livello nazionale (la Regione qualcosa ha fatto ma senza assolutamente strafare). Dobbiamo accontentarci? Forse sì, in questo momento. Purché sia chiaro, che il percorso necessario per contrastare lo spopolamento e far sì che chi abita nei piccoli comuni sia un cittadino come gli altri, è solo iniziato. Sarà lungo, complesso e avrà bisogno di risorse e di politiche adeguate.

Piccoli Comuni, un primo passo positivo, ma per evitare lo spopolamento ci vogliono politiche adeguate
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