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Quando burocrazia e protocolli decidono la vita e la morte delle persone

Nei giorni scorsi all'ospedale di Careggi si è verificato un episodio increscioso. Un uomo ha trovato nella segreteria telefonica la comunicazione dell'ospedale sulla morte della madre. In realtà si è trattato di un errore, per uno scambio di letti. Ma tutta la vicenda solleva tanti interrogativi.

Percorsi: Sanità
L'ospedale di Careggi

Le vie della sanità pubblica sono lastricate di protocolli. Le tre Usl di area vasta (a proposito a quando un bilancio approfondito dei risultati di questo maxi accorpamento?) spesso da sole, a volte con la Regione praticano con particolare cura il ricorso ai protocolli interni, alla ricerca di una regolamentazione magari anche ben fatta ma che a volte non tiene conto di possibili variabili o di incidenti di percorso.

Dopo quanto è accaduto all’ospedale di Careggi, dove un figlio si è visto comunicare sulla sua segreteria telefonica che la madre era morta, cosa che oltretutto non era vera (auguriamo alla signora di campare almeno cento anni) viene da suggerire un protocollo per una comunicazione più umana. Per esempio che vieti di lasciare sulle segreterie telefoniche messaggi che informano di ferali notizie.

Non è solo un problema di telefonini e neppure di forma ma di sostanza perché la morte di una persona non è una formalità burocratica o un posto letto da lasciare libero e comunque non lo è, mai, per i familiari e non dovrebbe esserlo per il personale sanitario. L’impressione è che negli ultimi anni, complici anche le carenze di personale medico e infermieristico, l’eccessiva burocratizzazione all’interno dei reparti, il susseguirsi di cambiamenti che non sempre semplificano la vita e l’attività sanitaria, la cosiddetta umanizzazione all’interno degli ospedali sia a volte in affanno.

La prima cosa che si chiede ad un ospedale è ovviamente di essere curati bene ma un po’ più di attenzione e di comprensione, nonostante lo stress degli operatori, non guasterebbe. Careggi, per stare al caso in questione, assicura in genere un buon livello di prestazioni e onestamente, pur non priva di criticità a macchia di leopardo, la sanità toscana non è certo tra le peggiori. Ma maggiore umanità, procedure meno aride, un supplemento d’anima, secondo la calzante definizione di Enrico Nistri sul Corriere Fiorentino, proprio non guasterebbe. E se poi si riuscisse ad ottenere l’uno e altro senza ricorrere all’ennesimo protocollo, meglio ancora.

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