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San Giuseppe, un’occasione per rilanciare il ruolo del padre

Il 19 marzo, in occasione della festività di San Giuseppe, si celebra la festa del papà, o del babbo come si dice in Toscana. A prescindere dalla tendenza consumistica che sempre più negli ultimi tempi ha caratterizzato questa festa, si tratta comunque di un momento in cui è possibile ringraziare il proprio padre e riconoscere il valore della sua presenza. Non è scontato che ciò avvenga.

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San Giuseppe raffigurato in questa Natività

Viviamo infatti un tempo in cui, a livello di mentalità comune, la figura del padre, il suo ruolo e la sua funzione, sono in crisi. Sono diffusi libri, scritti da psicologi e da psicanalisti, in cui si parla dell’eclissi di questo ruolo, soprattutto per quanto riguarda l’autorità che ne caratterizzava tradizionalmente il profilo.

Oggi è all’opera, poi, una sempre più decisa omologazione tra maschile e femminile, un annullamento delle loro differenze di ruolo. Se questa è la situazione, che senso ha celebrare la festa del papà? Ha senso se cogliamo l’occasione per ripensare questa figura. Come infatti negli ultimi decenni è cambiata l’idea di madre, e la sua funzione nell’economia famigliare e nel rapporto educativo, lo stesso sta accadendo per quella del padre. Solo dobbiamo farci i conti nella maniera giusta.

Riflettiamo su due aspetti, collegati ai due punti che ho toccato. Ho detto che l’autorità paterna è ormai in crisi. Infatti l’autorità, quella cieca e immotivata, quella che chiedeva all’interlocutore solo ubbidienza, negli ultimi decenni è fortunatamente venuta meno. Al suo posto si è diffuso però un finto egualitarismo. Esso è particolarmente problematico nella relazione con i figli, oggi considerati ormai compagni o, addirittura, signori e padroni delle relazioni famigliari. Ma una vera relazione non si fonda sull’autorità, bensì sull’autorevolezza. Il problema non è eliminare l’autorità, per lasciare al suo posto il vuoto e deresponsabilizzare così il padre del suo ruolo, ma trasformarla in autorevolezza. L’autorevolezza è qualcosa che viene liberamente riconosciuto. Essa mantiene quella differenza tra le persone grazie a cui soltanto è possibile attivare una relazione educativa.

Il secondo aspetto riguarda l’omologazione della figura paterna e di quella materna. È anche il frutto opportuno dell’emancipazione femminile, a cui ha corrisposto un venir meno del ruolo prima riconosciuto alla parte maschile. Ne è derivata una sorta di intercambiabilità delle funzioni: giusta nell’operare concreto, problematica se non salvaguarda la differenza di approcci e di modelli. La differenza infatti ci vuole. La differenza produce arricchimento. Non si tratta solo, nel caso del padre e della madre, di rivestire ruoli diversi, ma di essere diversi, negli atteggiamenti e nelle relazioni. Questo allo scopo di tramettere modi di pensare e forme di vita adatte alla pluralità delle esperienze del mondo. Di un padre, insomma, continuiamo ancora ad avere bisogno. Si tratta di comprendere la sua figura in maniera corretta. Si tratta di rilanciarne il ruolo. Solo così la relazione tra genitori e figli, ma anche quella tra gli stessi genitori, potrà essere feconda. Solo così potremo festeggiare veramente il 19 marzo.

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