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Scommettere sui giovani e sull’Europa

Solo allontanandosi dall’Italia si può cogliere l’entusiasmo per l’Europa che dentro i nostri confini si fa fatica a rintracciare, sottoposti come siamo ad esplosioni euroscettiche, assalti antieuro, esondazioni sovraniste, pulsioni nazionaliste e ruvidi populismi.

Parlamento europeo a Strasburgo (Foto Sir)

Porre ascolto ai sogni dei giovani albanesi, macedoni del Nord, montenegrini e serbi (da anni in lista d’attesa alle porte dell’Unione) ci aiuterebbe a capire quanto la nostra malandata Europa possa essere ancora una terra promessa delle libertà e delle occasioni di futuro. Esattamente quel futuro nascosto dalle nebbie delle contrapposizioni politiche che impediscono di guardare al domani come lo spazio, non solo fisico, quanto intellettuale e spirituale, al quale ogni giovane ha il diritto di aspirare. Ecco perché abbiamo tutti il dovere di guardare all’Europa che i nostri padri hanno costruito dopo due conflitti sanguinosi, come un’occasione ancora tutta da cogliere. Per questa ragione facciamo nostre le parole di speranza pronunciate dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che, rispondendo in qualche modo alla retorica ormai insopportabile del «cambiamento per il cambiamento», ha affermato di non credere «che questi cambiamenti possano avere conseguenze sul funzionamento del Parlamento, della Commissione e del Consiglio europeo, e meno ancora minacciare l’esistenza dell’Unione.

La logica storica che sottende all’integrazione è più forte di tutte le polemiche, di tutte le contestazioni e di tutte le deviazioni». «Tanto più – ha aggiunto con una nota di realismo – che stiamo assistendo all’emergere di una nuova generazione di giovani europei che sono al tempo stesso francesi ed europei, italiani ed europei, tedeschi ed europei, i quali viaggiano per tutta l’Europa in piena libertà, una libertà a cui non vogliono rinunciare. Ecco perché ho fiducia nel futuro, nonostante le difficoltà, che non vanno ignorate, ma neanche esagerate». Una scommessa sui giovani che condividiamo, visto come è drammaticamente cambiata la loro prospettiva di vita, formazione e lavoro. Prenderne atto è già un segno di rispetto nei confronti di una generazione che onestamente merita più di quanto siamo riusciti ad offrirle.

Purtroppo, di tutto questo si parla poco in questa campagna elettorale per le elezioni europee del 26 maggio. Speriamo che nei giorni a venire i partiti e i movimenti sappiano parlare al cuore e alla mente dei nostri giovani. Innanzitutto per spiegare l’importanza di questo voto per la pace. Un bene forse sottovalutato dai millennials, nati e vissuti nel silenzio delle armi.

Dunque, è necessario un pressing positivo perché non disertino le urne, come già fanno gli adulti. Ma soprattutto occorre che le grandi famiglie politiche europee (soprattutto quella popolare) dicano cosa progettano per il futuro dei giovani. Noi speriamo in un gigantesco piano europeo di investimenti per il lavoro, così da offrire una chance a milioni di giovani in difficoltà. Anche di questi grandi sogni si nutre l’Europa che vogliamo. Guai se i nostri giovani venissero dimenticati. Se anche loro dovessero considerare la Ue come una matrigna cattiva, dovremmo dichiarare il fallimento dell’Europa dei popoli.

Scommettere sui giovani e sull’Europa
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