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Se la politica dimentica i problemi reali della gente

Meno Irpef, niente Irap, via il canone Rai, asili nido gratis e l’elenco è ancora incompleto. Arriva, fuori stagione, il Babbo Natale elettorale, carico di promesse e di sogni, molti dei quali destinati a morire all’alba del 5 marzo, a prescindere dai risultati elettorali perché per attuarli anche solo in parte ci vorrebbe un Paese con una robusta ripresa economica e, soprattutto, con un debito pubblico ben minore di quello che ci ritroviamo sul groppone.

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A colpire non sono i miliardi che circolano, fatti non di euro ma di promesse e di pseudo buoni propositi, ma la mancanza quasi totale di proposte innovative, che almeno prospettino strade e soluzioni nuove da battere. E colpisce la poca attenzione ai problemi del quotidiano, alle difficoltà che tutti o quasi si trovano ad affrontare.

È una campagna elettorale fatta soprattutto di grandi assenti. Come la sanità. E vero che è materia di competenza regionale, ma è anche vero che il fondo al quale attingono le Regioni è nazionale e dunque ci sono i momenti e le sedi per discutere dell’organizzazione sanitaria, del funzionamento degli ospedali e magari dello stesso acquisto dei vaccini da parte delle Regioni che anche quest’anno ha messo in luce, sul fronte antinfluenzale, notevoli carenze, se non errori. E il progressivo sfaldamento del welfare? E la burocratizzazione dei servizi sociali alla quale nessuna Asl sfugge? Anche qui la competenza è regionale ma ci sono fondi e finanziamenti statali. Se vengono prima erogati, e poi assegnati, come spesso accade, con ritardi e incongruenze, ne risentono i destinatari e non si può far finta di niente. E la solitudine nella quale si trovano spesso le famiglie di chi vive malattie degenerative? E i mille ostacoli che si trovano ad affrontare gli stessi servizi assistenziali del terzo settore?

Due soli esempi, sanità e welfare, di una campagna elettorale lunga, di fatto è iniziata il 5 dicembre 2016, logorante, dominata dalle mille interpretazioni in termini di ripartizioni di seggi di una legge elettorale cervellotica, e da parole d’ordine roboanti ed aggressive. Forse il Paese reale si accontenterebbe di risposte e proposte ai suoi affanni «minori», per gli altri, non si fa certo illusioni. Quello che chiede, senza la presunzione di saperlo interpretare, è che sia «governato» giorno dopo giorno, passo dopo passo, problema dopo problema.

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