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Sopravvive all'aborto. Legge 194, da cambiare?

Si sospettava una atresia dell'esofago (mancata formazione dell'esofago), invece il bambino che è nato per la richiesta di «aborto terapeutico» non ha alcuna malformazione. È successo venerdì scorso all'ospedale fiorentino di Careggi. Il bambino, di appena cinque mesi e mezzo pesa 500 grammi ed è (al momento in cui scriviamo) ricoverato con prognosi riservata presso la terapia intensiva del Meyer. Presenta anche un'emorragia cerebrale, probabilmente legata al parto prematuro. Sarebbe stato un bambino sano.
DI ANGELO PASSALEVA

Parole chiave: ivg (18), legge 194 (18)

DI ANGELO PASSALEVA
presidente del Movimento per la vita di Firenze

Si sospettava una atresia dell'esofago (mancata formazione dell'esofago), invece il bambino che è nato per la richiesta di «aborto terapeutico» non ha alcuna malformazione. È successo venerdì scorso all'ospedale fiorentino di Careggi. Il bambino, di appena cinque mesi e mezzo pesa 500 grammi ed è (al momento in cui scriviamo) ricoverato con prognosi riservata presso la terapia intensiva del Meyer. Presenta anche un'emorragia cerebrale, probabilmente legata al parto prematuro. Sarebbe stato un bambino sano.

La legge che ha introdotto in Italia la legalizzazione della interruzione volontaria della gravidanza prevede che dopo i primi 180 giorni si possa abortire solo se vi è un grave pericolo per la vita della madre o se a seguito di una malformazione del feto la donna può avere gravi conseguenze per la salute fisica o psichica. In questi casi sono previste procedure particolari.

Le procedure sono state seguite correttamente, ma rimangono alcuni interrogativi.

In primo luogo la diagnosi non era ancora di certezza. È sicuramente una diagnosi non facile al 5° mese di gestazione quando non sempre si riesce ad evidenziare stomaco ed esofago con l'ecografia. Erano stati consigliati esami più approfonditi (una risonanza magnetica) ma i genitori hanno rifiutato.

La madre è stata informata, anche sulle possibilità di correggere il difetto con un intervento chirurgico, qualora si fosse confermata l'atresia esofagea ( le possibilità di successo oscillano fra il 75 e l'80%). Ma c'è sempre il tempo sufficiente per un colloquio approfondito e per una informazione sufficientemente chiara? In casi così delicati è necessaria grande attenzione, capacità di comprensione e di farsi comprendere, ma anche di dare speranza. Si poteva con molta pazienza insistere per eseguire un ulteriore accertamento più decisivo?

Sono certo che i genitori hanno deciso con grande sofferenza perché questo bambino lo desideravano. Adesso, quando la notizia è stata sbandierata su tutti i giornali ed anche sui mezzi di comunicazione nazionali, occorre essere accanto a questa famiglia, con tanta delicatezza e attenzione. Senza cercare colpe!

Rimane, da parte nostra, la convinzione che la legge 194 va cambiata, perché vi sono inadeguatezze e ambiguità che possono portare anche a queste conseguenze. In altre parti va pienamente attuata: se negli ospedali fiorentini, come in altre citta d'Italia, fosse consentita la presenza dei volontari del Centro di Aiuto alla Vita che operano a sostegno delle coppie in difficoltà senza prevenzione e senza atteggiamenti di colpevolizzazione, si potrebbero salvare alcune vite? In questo caso si sarebbe potuto fare di più?

Rimane, per i credenti, l'opposizione a qualunque forma di attentato alla vita umana, dal concepimento alla morte naturale, e quindi l'impegno ad essere accanto a chi è in difficoltà per una vita nascente o per la quale sembra non esserci più speranza.

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Francesco 06/04/2007 00:00
Nell'Unione europea ci sono ancora tre paesi dove l'aborto è un reato. In uno di questi tre è addirittura equiparato all'omicidio. Altro che civilissima Spagna di Zapatero. La civiltà abita in Irlanda, Polonia e Portogallo. Zapatero è stato capace di disgregare l'identità del più grande paese cattolico del mondo. Credo sia giunta l'ora di dire basta, di abrogare la legge 194/1978 e di sbattere in galera LE DONNE che chiedono di abortire (e ovviamente i medici che glielo consentono). Soprattutto quelle come questa tizia di Firenze, che a questo punto dovrebbe solo vergognarsi.
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Nadia 11/03/2007 00:00
Quello che davvero mi ha sconcertato, in aggiunta a quanto è già stato detto da tutti, è la proposta (e credo che in alcuni ospedali sarà attuata) di richiedere al genitore che stà per abortire l'autorizzazione a procedere con le cure mediche che dovrebbero salvare il bimbo stesso in caso in cui questo non venga ucciso direttamente dall'atto dell'aborto. Non è giusto. Se io abbandono mio figlio perdo qualsiasi diritto su di esso. Se decido di abortirlo dovrebbe essere, se non altro, lo stesso. Chi, infatti, deciderà di uccidere suo figlio con l'aborto ma di mantenerlo in vita in caso nasca sano perdendone comunque qualsiasi diritto di maternità o paternità? E' assurdo!
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Miriana 08/03/2007 00:00
La 194 non è da cambiare, è da abolire, è ora di dire basta, è ora di finirla dire che un feto non è un essere umano, è ora di considerare l'aborto un omicidio al pari di quelli che vengono commessi dalle persone nate!
E' ora di finirla di "scegliere", di dire "tanto non sarebbe felice"...che ne sappiamo noi???
E'ora di finirla di pensare in maniera del tutto "egoistica", la Vita è Vita...
Lo so che è un pensiero forte il mio, ma non riesco a pensarla diversamente, non riesco a "capire" chi abortisce, per qualsiasi motivo.
Se si decide di avere un figlio, si accettano tutte le conseguenze...
Tutti i bambini DEVONO nascere!!!
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nicola 08/03/2007 00:00
sono un papà di tre bimbi, di cui la seconda con una disabilità medio-grave. penso che l'aborto terapeutico non sia la risposta. credo che ogni vita sia preziosa e sia degna di essere vissuta fino in fondo, in pienezza. Ciò che non è degno di una società civile (ed anche di una comunità cristiana) è che una famiglia sia lasciata sola nella cura e nella gestione di un figlio disabile. Di fronte poi a fatti come questo che è successo, credo che ci voglia una grande onestà di base da parte di tutti e ammettere che quando accadono questi fatti abberranti, contro natura, qualcosa nel nostro mondo così "civilizzato" si è spezzato e sta andando alla deriva.

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