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TV digitale, perché non rallentare questa corsa a ostacoli?

Ore contate per il vecchio sistema televisivo analogico: anche la Toscana, infatti, sta per transitare alla nuova tecnologia di trasmissione digitale, secondo un calendario che fra il 4 e il 23 novembre coinvolgerà quasi quattro milioni di telespettatori, e in vista del quale la scorsa settimana si è conclusa – fra sorprese e polemiche – una «partita» decisiva, con la pubblicazione delle graduatorie per l'assegnazione dei diritti d'uso delle frequenze televisive e della numerazione dei programmi sul telecomando.
DI MASSIMO ROSSI

Parole chiave: tv (241), digitale (49), mass media (324)

di Massimo Rossi

Ore contate per il vecchio sistema televisivo analogico: anche la Toscana, infatti, sta per transitare alla nuova tecnologia di trasmissione digitale, secondo un calendario che fra il 4 e il 23 novembre coinvolgerà quasi quattro milioni di telespettatori, e in vista del quale la scorsa settimana si è conclusa – fra sorprese e polemiche – una «partita» decisiva, con la pubblicazione delle graduatorie per l'assegnazione dei diritti d'uso delle frequenze televisive e della numerazione dei programmi sul telecomando.

Quasi settanta emittenti si contendevano, singolarmente o associate in intese, i diciotto canali a disposizione per le tv locali; e soltanto per trentanove di loro il ministero ha provveduto all'assegnazione, mentre le tv escluse, salvo sorprese, potranno continuare le produzioni esclusivamente «affittando» uno spazio dalle emittenti che sono divenute «operatore di rete».

Infatti, il sistema di trasmissione che sarà introdotto anche nella nostra Regione consente di moltiplicare i canali: vale a dire che nello spazio adesso occupato da una singola emittente, ci sarà posto per almeno sei diverse programmazioni, e dunque anche chi non si è visto riconoscere il diritto d'uso di un'intera frequenza potrà farsi «trasportare» dagli altri.

Com'era prevedibile, però, la graduatoria definitiva, pubblicata martedì 25 ed emendata già il giorno successivo da alcuni errori commessi dai tecnici del ministero, ha sollevato numerose polemiche, specialmente da parte delle emittenti – e fra loro, alcune testate storiche, come la lucchese NoiTv e l'empolese Antenna5 – risultate escluse dall'assegnazione delle frequenze sulla base di un sistema di formazione delle graduatorie che nel difficile contemperamento degli interessi di tv provinciali e interprovinciali e tv regionali e interregionali è riuscita a scontentare molti. La colpa non è soltanto dei criteri impiegati, ma anche di un quadro normativo che si è venuto formando nel corso del 2011 in modo convulso e contraddittorio; e proprio per questo non è escluso che gli annunciati ricorsi al Tar rimettano in discussione l'esito emerso la scorsa settimana, la cui unica nota positiva è la salvaguardia dei diritti d'uso di gran parte delle tv d'ispirazione cattolica della Toscana. Per quest'ultime e, fra loro, in particolare, per le due emittenti diocesane Tv Prato e TSD di Arezzo, si tratta di un risultato storico, raggiunto promuovendo la formazione di solide intese fra tv, in un disegno di salvaguardia della libertà di espressione incoraggiato dalla Cei e dall'associazione di categoria Aeranti-Corallo e sostenuto dai rispettivi vescovi e dala Conferenza episcopale toscana.

Le emittenti escluse hanno ragione da vendere: da anni, infatti, il ministero ha imposto loro di fare sperimentazione col sistema digitale, inducendole a costosi investimenti per l'adeguamento tecnologico che ora si rivela inutilizzabile, mentre lo stanziamento originariamente fissato per le indennità destinate a chi ha perso l'uso delle frequenze rischia di essere drasticamente ridotto dalla legge di stabilità in discussione in Parlamento.

La scorsa settimana il ministero ha reso nota anche la graduatoria per l'assegnazione della numerazione dei programmi che troveremo sul telecomando e anche qui non sono mancate le sorprese: l'adozione di differenti criteri di attribuzione dei punteggi ha infatti premiato, insieme alle tv regionali e ad alcune emittenti provinciali particolarmente significative quanto al numero dei dipendenti e al fatturato, soggetti esclusi dalla ripartizione delle frequenze. Il paradosso, però, è solo apparente: si tratta, del resto, di gare diverse e anche chi non ha ottenuto il diritto d'uso dei canali, potrà utilizzare la propria «numerazione» per contrassegnare i programmi trasmessi grazie all'affitto delle frequenze.

I tempi, tuttavia, sono stretti e non è detto che tutte le emittenti riusciranno ad accendere il loro segnale nelle date fissate dal ministero: da un lato, infatti, le aziende produttrici degli strumenti di trasmissione hanno ricevuto gli ordinativi solo dopo la pubblicazione delle graduatorie e probabilmente non potranno assolvere in tempo le richieste; d'altro lato, poi, non è agevole per chi non ha ottenuto le frequenze riuscire a definire entro i prossimi giorni i necessari accordi con gli «operatori di rete» per farsi «trasportare». A tutto ciò si aggiunge il dramma che ha colpito le popolazioni della lunigiana, che ha spinto l'Uncem toscano a chiedere lo slittamento della data dello switch off almeno in quei territori.

Basterà per suggerire agli uffici del Governo di rallentare questa corsa a ostacoli?

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