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Questa Chiesa riesce sempre a stupire il mondo

Un gesuita di nome Francesco

Sì, confessiamocelo senza retorica e senza mezzi termini; confessiamocelo umilmente, semplicemente. Questa vecchia Chiesa cattolica tanto provata e tanto ferita, tanto spesso attaccata dal suo stesso interno, ancor più spesso accusata di passatismo, d’immobilismo, perfino di corruzione, riesce poi sempre a stupire il mondo. La Chiesa: o forse lo Spirito Santo. Ma tant’è.

Percorsi: Papa Francesco
Papa Francesco la sera dell'elezione

Sì, confessiamocelo senza retorica e senza mezzi termini; confessiamocelo umilmente, semplicemente. Questa vecchia Chiesa cattolica tanto provata e tanto ferita, tanto spesso attaccata dal suo stesso interno, ancor più spesso accusata di passatismo, d’immobilismo, perfino di corruzione, riesce poi sempre a stupire il mondo. La Chiesa: o forse lo Spirito Santo. Ma tant’è.

Jorge Mario Bergoglio, argentino anzi piemontese: come buona parte della gente del suo paese, un ispanofono di origini italiane che non ha dimenticato la vecchia lingua materna. Un papabile tra i meno giovani, in una rosa che andava dai cinquantaquattrenni agli ottantenni. Un nome ch’era stato fatto poco: il grande candidato latinoamericano era il suo collega arcivescovo di Rio di Janeiro. Il pastore di un’immensa metropoli profondamente cattolica eppure piena di contraddizioni; il vescovo della città latinoamericana – che ha quindi diritto a definirsi «americana», in senso continentale – che è però il più europeo tra i centri di uno sterminato continente in questo momento oggetto di grandi rivolgimenti politici e anche di un inaudito attacco delle sètte protestanti a quella che fino ad alcuni decenni or sono era la incontrastata egemonia cattolica. Un uomo che viene dalla Compagnia di Gesù: e noialtri credevamo tutti alla leggenda secondo al quale un gesuita non avrebbe mai potuto vestire l’abito candido dei vescovi di Roma. Ebbene, il duecentosessantaseiesimo  lo ha fatto. Ma la vera novità, lo sconvolgente messaggio sta nel nome.

Francesco I. Un nome che ricorda un celebre regnante francese e molti altri monarchi europei. Non un nome da papa. Ci saremmo aspettati, confessiamocelo, un Giovanni Paolo III, un Benedetto XVII, o magari un Gregorio, un Clemente, un Leone. Ci saremmo aspettati un pontefice che, in un momento così grave e delicato della Chiesa, scegliesse un tono "minore" e, almeno nell’assunzione onomastica, rispettasse la rassicurante consuetudine. Ebbene, no. Nel momento stesso nel quale l’istituzione ecclesiale sembra incerta e disorientata, ancora scossa per la rinunzia di un grande pontefice che l’ha lasciata quasi incredula, Ecco che la secolare tradizione s’interrompe con un nome che rimanda al càrisma, alla profezia, alla santità più fulgida eppure più ardua e inimitabile. La santità dell’alter Christus, dello Stimmatizzato. Un nome nuovo, che implica un modello e un programma, anzi un progetto: la vicinanza ai Poveri, l’attenzione per gli Ultimi.

Una scelta che già qualcuno ha definito paradossale. Non è certo un mistero che papa Bergoglio, come prelato argentino, ha mostrato in più occasioni austerità e decisione: e che molti lo hanno qualificato come un tradizionalista. Ma che disciplina e carità possano andar insieme (qualcuno suggerisce che debbono farlo) è un dato incontrovertibile ancorché raro in quanto suscettibile di attuarsi solo attraverso un difficile equilibrio.

E il momento è tale: è difficile. Questo papa ha dinanzi a sé un compito arduo, terribile: tenere unita la chiesa e al tempo stesso fare scelte sicure, ferme, del tipo meno adatto ad accontentare tutti e a governare attraverso il compromesso. La brevissima durata del conclave sembra suggerire che la gerarchia è con lui e che ha scelto di lavorare in modo che tutta la Chiesa, nel vertice e alla base, lo segua concorde. E’ un grave momento quello che essa affronta: Benedetto XVI lo aveva detto chiaro nelle sue ultime allocuzioni. Questo papa dal nome nuovo nella storia del pontificato ma rivoluzionario in quello della Chiesa ha umilmente, pacatamente lanciato con la sua benedizione, dinanzi al popolo riunito in San Pietro, una sfida. La Chiesa è qui, è viva, è concorde nella sua volontà di seguire il Cristo e di annunziarLo al mondo. Il resto permane grave, difficile, pesante: il domani è cupo, l’orizzonte è fosco. Ma tutto ciò è secondario dinanzi a un impegno solennemente ribadito. Le parole non sono segni vani e vuoti. Le parole sono sostanza delle cose. Francesco ha il nome di un sigillo che non può essere né dimenticato, né tradito.

Un gesuita di nome Francesco
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