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Una rivoluzione annunciata, Renzi abbandona il Pd

Matteo Renzi non ce l’ha fatta ad aspettare la Leopolda e ha annunciato l’uscita dal Pd assicurando il suo appoggio al governo Conte bis. Vuole essere certo di intercettare i più moderati, persone che non voterebbero una destra sovranista ma neppure sottoscriverebbero l’alleanza Zingaretti-Di Maio

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Matteo Renzi, senatore di Italia Viva

Matteo Renzi non ce l’ha fatta ad aspettare la Leopolda e ha annunciato l’uscita dal Pd assicurando il suo appoggio al governo Conte bis. Qualcuno ipotizza che a far spingere sull’acceleratore possano essere state le parole di Bandiera Rossa alle ultime feste del Partito democratico, o meglio dell’Unità, o la mancanza di toscani nel governo. Tutto può essere.

L’idea di chi conosce l’ex premier, ed ex sindaco di Firenze, è che questa improvvisa, ma annunciata rivoluzione , arrivi per la certezza maturata da Renzi di dover tornare presto a riunirsi in una stanza con Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani. Di segnali in questa direzione negli ultimi mesi ne sono arrivati molti. Non solo. La crisi di Forza Italia, acuita dalla fuga di alcuni deputati scesi in piazza con Salvini e Meloni con il presidente della Liguria Giovanni Toti, potrebbe portare gli azzurri a un’implosione di ciò che resta del partito di Silvio Berlusconi.

Renzi vuole essere certo di intercettare i più moderati, persone che non voterebbero una destra sovranista ma neppure sottoscriverebbero l’alleanza Zingaretti-Di Maio. Da qui la decisione per preparare in tempo elezioni che difficilmente saranno a fine legislatura. Renzi ha telefonato a Conte per rassicurarlo ma nella testa dell’avvocato/premier sarà risuonato il famoso «Enrico stai sereno» rivolto a Letta dallo stesso Renzi.

Ad ora il nuovo partito conterebbe, in Parlamento, su una trentina tra deputati e senatori. Non molti, e in effetti tanti Renziani della prima ora (Nardella, Lotti, Guerrini, Marcucci…) al momento hanno declinato l’invito. Ma si sa che la politica non è più quella di una volta: se i voti degli elettori sono «fluidi» come liquidi, ancor di più lo sono gli eletti, simili a «gas» ossia sempre liquidi ma allo stato «aeriforme», pronti a cambiare casacca per una ricandidatura certa.

In tutto questo l’ex ministro Salvini deve fingere di essere contento per i guai degli avversari ma se la lezione dei mesi scorsi gli fosse servita a capire che c’è anche una destra più moderata, forse dovrebbe essere più preoccupato con Renzi fuori dal Pd.

Fonte: Tog
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puglisi fabio 20/09/2019 11:22
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