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Uno sguardo oltre la morte dalla fiaba dell’uomo rimasto bambino alla storia del ragazzo che non divenne mai uomo

Le festività dei santi e dei morti sono un invito ad alzare lo sguardo. E cercare Lassù uno sguardo amico. A ricordare. A offrire e chiedere una preghiera.

Percorsi: Militari
Parole chiave: Grande Guerra (7)
Cimitero (Foto Sir)

Quest’anno, dopo i parenti al cimitero, se qualcuno vuole non solo alzare lo sguardo ma anche allargarlo, può recarsi in gita all’Isola dei Morti. In realtà è un isolotto, un grumo di sassi in mezzo al fiume Piave (la Piave, al femminile, come ammoniscono i puristi), nei pressi di Moriago della Battaglia. Il 10 novembre del 1917, esattamente un secolo fa, cominciava la prima Battaglia d’Arresto. Il 24 ottobre Austroungarici e Tedeschi avevano sfondato a Caporetto e l’ultima linea di difesa, prima che dilagassero nella Pianura Padana, correva dall’Altipiano di Asiago, lungo il Grappa e terminava sulla Piave. Allora non era il rigagnolo a cui l’abbiamo ridotta. Scorreva impetuosa. E impetuosamente trascinava i cadaveri, italiani e austroungarici, che andavano ad ammucchiarsi sul grumo di sassi. Inoltre proprio lì per un anno si svolgeranno le sortite, da una parte e dall’altra, con ulteriori morti, fino all’attacco decisivo degli arditi il 27 ottobre 1918.

Tanti, troppi morti. Tutti nostri. Un parco li ricorda con un Santuario mariano e una piramide sormontata da una croce di filo spinato. È un luogo silente, malinconico e bellissimo. Sui ciottoli bianchi della Piave oggi si può camminare, avvinandosi all’isola, osservando verso ovest le creste del Monfenera, del Tomba e del Palon.

Si può pregare, ricordando i ragazzi che cent’anni prima caddero su quei ciottoli e finirono i loro giorni sull’Isola tragica. Da lì, in un’oretta si può raggiungere il Sacrario Ossario sul Monte Grappa. Sulla cima c’è una Madonnina muta che parla ogni giorno, per chi la sa ascoltare. Invita alla pietà e alla preghiera, alla pace e alla misericordia. Ci chiede di ricordare tutti i morti, dell’una e dell’altra parte.

Se poi crediamo alle coincidenze, la lapide più frequentata è quella di un giovanissimo soldato boemo, di nome Peter Pan. Una curiosa, tragica, graziosa omonimia. Nella fiaba, un uomo rimasto bambino. Nella storia, un ragazzo che non divenne mai uomo.

Uno sguardo oltre la morte
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