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Verso il voto: partiti, elezioni e segnali negativi non frenino mai un po’ di ottimismo

Guardare avanti senza paura nonostante tutti i pessimi segnali che ci arrivano per il prossimo autunno. E’ l’imperativo con il quale torniamo nelle vostre case dopo la pausa estiva, dopo aver vissuto come voi sui quotidiani e nelle tv la prima campagna elettorale estiva della storia italiana, dopo aver capito che la guerra in Ucraina non si fermerà, almeno per il momento, che altre situazioni difficili – Libia, Medioriente, America Latina – porteranno, di riflesso, altri problemi pure in Europa e non solo. 

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Sale l’inflazione, il prezzo del gas e dell’energia rischia di far chiudere più aziende del Covid. Eppure noi diciamo che dobbiamo guardare avanti senza paura.

È vero che anche le prossime elezioni potranno cambiare molto a palazzo Chigi e in Parlamento. I partiti, e soprattutto molti ormai quasi ex parlamentari, si sono resi conto solo nel momento della compilazione delle liste che il taglio dei parlamentari, non accompagnato da una revisione della legge elettorale, avrebbe impedito a tanti di loro di tornare alla Camera o al Senato. Viene da chiedersi dove fossero quando in Parlamento si votava questo taglio. Nessuna meraviglia, quindi, che siano saltate all’ultimo momento alleanze che sembravano fatte o che molti abbiano cambiato casacca sperando così di tornare a Roma. Nonostante questo noi diciamo di guardare avanti senza paura.

Voglio rassicurarvi: non siamo impazziti. La nostra voglia di guardare avanti senza paura ci viene da altri segnali che quest’estate abbiamo visto in giro per la Toscana e l’Italia intera. Il primo, più forte di tutti, ci arriva dai ragazzi e dai giovani che dopo due anni di pandemia sono tornati ad animare i campi estivi delle parrocchie o delle associazioni, e anche quelli organizzati da qualche amministrazione comunale capace di guardare oltre i problemi di bilancio. Ragazzi e giovani che hanno voglia di futuro. Certo a loro dobbiamo dare qualcosa in cui credere e impegnarsi e quando noi, gli adulti che troppe volte pensiamo solo al presente, lo facciamo le risposte arrivano. Anche la Chiesa deve trovare la forza per cambiare, per tornare a essere un punto di riferimento. Nei giorni scorsi due articoli apparsi sul Corriere della Sera, di Andrea Riccardi e di Ernesto Galli della Loggia, hanno fatto molto discutere. Noi qui non vogliamo entrare nello specifico e ci interessa guardare non solo al mondo cattolico. I sondaggi dicono che proprio i giovani sono molto incerti sul prossimo voto, che tra quanti potrebbero decidere di non recarsi ai seggi il numero maggiore è quello degli under quaranta. Allora in questi venti giorni che mancano al 25 settembre facciamo in modo che i partiti smettano di guerreggiare tra loro e diano segnali in questo senso.

Vogliamo guardare avanti senza paura perché da molte famiglie, nonostante le tante difficoltà che si trovano a dover affrontare, arrivano segnali belli di solidarietà, di accoglienza. Ci sono, e ne parliamo in queste pagine, sempre più episodi di violenza e di femminicidi. La reazione però è sempre più corale e finalmente si assiste alla voglia di dire basta a questi episodi. La violenza sui social viene sempre più vista come un male da estirpare. I partiti che chiedono il nostro voto devono provare a dare risposte anche a queste richieste, come a chi chiede lavoro, perché la dignità passa prima di tutto dalla capacità di una madre e di un padre di vedere i propri figli sorridere intorno a una tavola dove ci sia da mangiare per tutti.

Troppo ottimisti? Forse, ma non possiamo continuare a piangerci addosso, a non reagire. Sono convinto che lo faremo anche all’interno delle cabine elettorali. Per prima cosa non lasceremo che tornino in Parlamento persone impreparate: ne abbiamo viste troppe negli ultimi decenni. Non sarà facile perché le scelte anche questa volta le hanno fatte i capi di quei partiti e di quei movimenti. Gli elettori, però, sono capaci di discernimento, magari di non votare, almeno per una volta, solo per appartenenza. Conterà, mai come questa volta, il nostro voto. Non possiamo dire stiamo a casa: dobbiamo scegliere e scegliere bene. Certo non sarà facile ma noi vogliamo essere ottimisti e guardare avanti senza paura: abbiamo saputo superare momenti ben più difficili e allora vogliamo essere un po’ ottimisti. Unico avvertimento: non basta parlare, occorre agire e lo devono fare tutti. Per primi i partiti che chiedono il nostro voto.

Fonte: Tog
Verso il voto: partiti, elezioni e segnali negativi non frenino mai un po’ di ottimismo
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