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Verso la Settimana sociale uniti sul fronte del lavoro

Gli scienziati sono sicuri: questo è il secolo dei robot. E da Oxford azzardano anche una previsione: entro vent’anni il 47% dei lavori disponibili sarà automatizzato. Inevitabile la domanda: che ne sarà del lavoro degli umani? Insomma, la profezia di Jeremy Rifkin sulla «fine del lavoro» è a un tiro di schioppo.

Lavoro (Foto Sir)

Formulata nel lontano 1995, oltre vent’anni fa, necessiterebbe di un altro ventennio per realizzarsi compiutamente. Facile immaginare la reazione: ma questa è futurologia… se non fantascienza. Eppure, i segnali che abbiamo dovrebbero allertarci e suscitare una riflessione più acuta. Il combinato disposto fra globalizzazione, disintermediazione, digitalizzazione e automazione ha già falciato le sue vittime in tutto il mondo.

Centinaia di milioni di lavoratori sono stati tagliati fuori dal mercato del lavoro e ovunque, in particolare in Occidente, la disoccupazione avanza impietosa e colpisce intere generazioni. In Italia ha il volto dei nostri giovani che, pur appartenendo a classi demografiche meno numerose del passato, non trovano lavoro. A prescindere dagli studi, dalle qualità personali, dalla voglia di fare, dal desiderio di misurarsi, dalla capacità di lavorare in gruppo.

Insomma, un deserto sociale che preoccupa, ma rispetto al quale non emergono ricette significative. È la quarta «rivoluzione industriale». Quella in cui il robot sostituisce l’uomo e non sembra assicurare, come è accaduto nelle precedenti «rivoluzioni», che i posti di lavoro perduti vengano sostituiti da altri, magari persino più numerosi. È il dubbio espresso, ad esempio, da Romano Prodi che pure è stato uno dei maggiori alfieri internazionali della globalizzazione. Oggi il Professore teme che questa «nuova» rivoluzione, che al momento arricchisce pochi e impoverisce masse enormi, non produca un meccanismo di sviluppo globale. Anzi, possa determinare il dilagare della povertà nel pianeta.

Un altro segnale inquietante viene dallo stesso Bill Gates (e dietro di lui intravediamo le sagome di tutti i nuovi miliardari figli della Silicon Valley) quando propone di tassare i robot che sostituiscono gli uomini, in modo da poter finanziare il Welfare per milioni di persone senza lavoro e reddito. Verrebbe da chiedergli: dov’erano lui e tutti i suoi emuli quando hanno disintermediato interi settori produttivi? Oggi le fabbriche (ma anche le banche come gran parte della rete dei servizi) sono deserte e gli uomini, quando va bene, sono dietro le poche macchine che governano i processi della produzione.

Per non parlare delle preoccupazioni espresse dal fisico Stephen Hawking sulla possibilità dell’intelligenza artificiale di rivolgersi contro l’uomo. Di questo e di tanto altro ancora si occuperanno i cattolici italiani in occasione della Settimana sociale convocata in autunno in Sardegna, terra di disoccupazione e di profonde ferite sociali. Nella consapevolezza che nessuno ha la bacchetta magica per inventare nuovo lavoro, intanto proviamo a non dividerci fra apocalittici e integrati. Magari dando anche un’occhiata alla Evangelii Gaudium di Francesco e confrontandoci con la sua logica del dono. Chissà che non ci venga qualche buona idea da spendere subito nell’arena sociale italiana.

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