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La regista Chloé Zhao, americana di origine cinese, riesce a tratteggiare il mondo del rodeo con una sensibilità nuova, con un’attenzione a paesaggi, personaggi e cavalli che denota una conoscenza non superficiale del territorio, del rapporto con la natura e dell’animo umano, con il coraggio di mettere un uomo di fronte a una scelta di vita (o di morte) che implicano riflessione e senso comune.

Non possiamo fare a meno di palesare una sensazione che ci ha accompagnati per tutto il film, quella cioè che questa volta e mai come in passato Avati abbia realizzato un film ricco di elementi che, invece di attirare il pubblico, sembrano fatti apposta per respingerlo.

Dopo due anni di silenzio De Palma sembra abbia accettato di tutto pur di lavorare. ma alla fine, a fronte di alcuni tagli effettuati dalla produzione ha disconosciuto l'edizione distribuita...

Il film, a cui Andrzej Wajda lavorò fino alla morte, nel 2016, è in qualche modo il suo testamento spirituale da parte di un artista che, raccontando spesso il passato, ha sempre guardato verso il futuro cercando caparbiamente di indicare alle nuove generazioni il modo di non sottomettersi ai dettami del potere politico.

Il regista Antonello Grimaldi, che finora si è diviso tra cinema e televisione (come Distretto di polizia) torna al cinema con un film tratto d aun romanzo di Bruno Burbi che ambirebbe a raccontare quanto lontano possa portare il voler tener fede senza ripensamenti al sentimento dell’amicizia a rischio di mandare a monte tutto il resto. Ambirebbe...

Che Dolan sia capace di girare un film, ormai è una verità evidente. Ma che questa sua bravura tecnica la applichi ossessivamente a problematiche personali che si riconducono a una sorta di autoanalisi ininterrotta, è senza dubbio un’altra verità.

Al film di Rohena Gera Sir è stato aggiunto un Cenerentola a Mumbai che, anche posto che possa avere un fondamento (e per noi non è così), indirizza lo spettatore in una direzione che potrebbe essere fuorviante. «Sir» è, semplicemente, l’appellativo con il quale la domestica Ratna si rivolge al padrone Ashwin.

Brightburn non è, come potrebbe sembrare, cosa accadrebbe se Superman fosse cattivo, che a rigor di termini sarebbe anche una domanda abbastanza banale. Il punto nodale è: chi decide di essere un supereroe? E perché? Il che mette in campo altre questioni interessanti come ad esempio il rapporto tra aspettativa e risultato.

Il film di Jarmusch lascia interdetti se non indifferenti. Presentato in apertura del recente festival di Cannes, rielabora la saga dei morti viventi dando l'impressione di non sapere esattamente dove andare e limitandosi a giochi verbali che, a tutti gli effetti, riguardano soltanto i vivi e lasciano i mostri quasi in secondo piano, come fossero poco più del trauma scatenante per indicare l'assoluta inadeguatezza dell'umanità.

Selfie, forse impropriamente definito documentario dove la classificazione più giusta dovrebbe essere film-documento, è un film senza storia. Alessandro Antonelli e Pietro Orlando non sono soltanto i protagonisti, ma anche gli autori. Ferrente ha voluto e ottenuto che fossero loro stessi a riprendersi con un iPhone intervenendo soltanto per evitare che l’entusiasmo li portasse a nascondersi per mostrare di sé soltanto la parte che volevano esporre al giudizio degli altri.