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Valeria Golino torna alla regia con una storia di fratelli e di rinascita di un dialogo interrotto da tempo. Non specula sull'elemento del malato terminale e cerca per quanto può di raccontare il riavvicinamento tra Ettore e Matteo come un momento di assoluta libertà dagli schemi.

Pur raccontando una storia della seconda guerra mondiale, Petzold lo ambienta in una Marsiglia contemporanea per far capire che il regime adombrato dal racconto non è quello passato, ma uno nuovo che potrebbe arrivare o che c’è già ma di cui non ci rendiamo conto.

In questo sequel di «Sicario» Stefano Sollima lascia da parte ogni questione morale a proposito dei cartelli della droga messicani e si concentra su una storia a sé con la riproposta di due o tre personaggi.

Giannoli intende raccontare una vicenda di apparizioni mariane nel Sud della Francia finendo per ottenere un prodotto ibrido che oscilla tra il mistero della fede, il melodramma popolare eil trattato di psicologia elementare.

Bisogna dare atto al regista turco Nuri Bilge Ceylan di una rocciosa coerenza, di un rigore di rappresentazione e di una grande capacità analitica. Quel che a lui interessa è riflettere sulla Turchia, su quanto l’attaccamento al passato possa rappresentare un ostacolo per accedere al futuro.

In questo film Spike Lee ha voluto che le tematiche razziali passassero attraverso il filtro del grottesco, sapendo benissimo che comunque il messaggio sarebbe arrivato forte e chiaro. Poi può anche darsi che non tutti i toni siano stati amalgamati nella maniera giusta...

Andò pretende da se stesso la gestione di un sottilissimo gioco tra realtà e finzione che funziona per poco. Quando si moltiplicano le invasioni di campo tutto diventa troppo paradossale al punto da fargli perdere misura e ritmo.

Il film vincitore della Palma d’Oro all’ultimo festival di Cannes, non difende a spada tratta le famiglie allargate contro quelle tradizionali, né sostiene che la crisi dell’istituzione può essere superata soltanto con la rottura degli schemi tradizionali. Racconta piuttosto una storia con straordinaria sensibilità.

Decolorato e claustrofobico, il film racconta con ritmo lento una storia che già conosciamo. Avranas lo sa benissimo e non se ne cura. Gli interessa non tanto l’originalità tematica, quanto la provocazione stilistica. E all'indagine preferisce la provocazione.

Se Mission: Impossible - Rogue Nation aveva rimescolato le carte con fantasia e stile, Mission: Impossible - Fallout rientra nei ranghi di uno spettacolo ad alto livello ma intimamente più prevedibile e convenzionale.