Al cinema

Al cinema stampa

Decolorato e claustrofobico, il film racconta con ritmo lento una storia che già conosciamo. Avranas lo sa benissimo e non se ne cura. Gli interessa non tanto l’originalità tematica, quanto la provocazione stilistica. E all'indagine preferisce la provocazione.

Se Mission: Impossible - Rogue Nation aveva rimescolato le carte con fantasia e stile, Mission: Impossible - Fallout rientra nei ranghi di uno spettacolo ad alto livello ma intimamente più prevedibile e convenzionale.

Nel suo film d’esordio come regista l’attore John Carroll Lynch ha voluto comporre un film di attori, dove l’interpretazione ha molto più valore della tecnica, del montaggio e persino della sceneggiatura.

Almeno Yvan Attal non si atteggia ad analista del presente e dichiara scopertamente di essere un regista di commedie. Perché, diversamente, Quasi nemici - L’importante è avere ragione potrebbe essere un catalogo ragionato di luoghi comuni e di scorciatoie di sceneggiatura per raggiungere il risultato voluto, che sarebbe anche il più prevedibile e scontato.

Il film di Fuglsig parla il linguaggio intramontabile del western. I dodici eroi sono una volta di più i nostri che arrivano a salvare il mondo con un’azione quasi impossibile che effettivamente è stata la prima vittoria americana nell’operazione Al Qaeda. 

Riesce sempre più difficile seguire le strade contorte che Steven Soderbergh percorre per ritagliarsi uno spazio d’autore nel regno del conformismo (quindi di Hollywood). Soprattutto riesce difficile capire quanto ci sia di studiato e quanto invece di casuale nella lunga serie di errori di logica e di concetto che costellano un film come Unsane

Per quanto la tecnica e le atmosfere messe in campo da Yorgos Lanthimos siano competenti e di volta in volta inquietanti, spiazzanti, misteriose, continuiamo a pensare che il regista greco sia un provocatore a fondo perduto.

A ben guardare, il film di Dominic Savage non è strettamente la storia di una crisi coniugale, ma piuttosto un monologo interiore che mette in guardia dalla trappola dell’abitudine. 

Un film sulla poetessa americana Emily Dickinson che si tiene lontano da quegli aspetti melodrammatici che in nome dello spettacolo caratterizzano molti film biografici. Davies si conferma regista capace e fuori schema.

Alice Rohrwacher prosegue sulla strada di un cinema spoglio, quasi naif . È un film troppo contraddittorio, ambiguo, fatto di potenzialità che non prendono mai una forma definita per poterlo definire riuscito o valido.