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La scommessa di Matteo Garrone nel mettere mano a Pinocchio è stata quella di uscire dai confini in qualche modo ristretti della fiaba e di riportare il testo di Collodi a un’idea di realismo che rendesse giustizia alle finalità dell’autore letterario e allo stile di quello cinematografico.

Si fa presto a dire commedia. Elia Suleiman, regista, sceneggiatore e attore palestinese di Nazareth (ma con cittadinanza israeliana), è un poeta che vede il mondo com’è, ma a modo suo.

L'ultimo film di Woody Allen (giranto nel 2017, ma che arriva nelle sale solo adesso) è una intelligente rivisitazione della commedia anni 30 con l’alta società e un elemento perturbante, si dimostra con l’eleganza consueta, ricco di spunti.

Il film sull'affaire Dreyfus segna il ritorno dell’autore polacco a un cinema rigoroso, essenziale, addirittura scarno eppure storicamente documentato e mai divagante dalla realtà dei fatti.

Premiato con la Palma d’oro all’ultimo festival di Cannes, Parasite di Bong Joon-Ho è un film molto difficile da inquadrare, soprattutto perché, una volta individuato l’obiettivo, svaria da un genere all’altro per rendersi il più possibile inafferrabile.

Quello di Scorsese è un film potente, molto meditato, per nulla superficiale, che procede di pari passo sui binari della storia ufficiale e di quella privata ottenendo quindi un risultato di eccellenza sia sul piano storico che su quello psicologico, che a quanto pare sono strettamente collegati.

I fratelli Dardenne, sicuramente tra i cineasti più rilevanti del cinema contemporaneo, conducono da sempre uno studio su una delle grandi problematiche del nostro tempo: la disperata ricerca d’amore.

È proprio vero che le radici non si scordano mai. Il cinema di Gabriele Salvatores, nonostante il progredire dell’età dell’autore (ha 69 anni), è quasi sempre attraversato da temi ricorrenti come l’amicizia, i rapporti generazionali, i legami familiari, la ricerca di se stessi, la necessità di inserire nella propria esistenza un attimo di follia.

L’idea portante film Safy Nebbou è quella degli attuali rapporti interpersonali che raramente prevedono la pratica della verità. Ma, d’altra parte, ci troviamo di fronte a un puzzle che, pezzo dopo pezzo, dà l’impressione di voler eliminare tutte le menzogne (e sono tante) per arrivare almeno a una parvenza di verità.

Le verità (che in realtà nel titolo originale suona semplicemente La verità) è apparentemente la cronaca di un rapporto madre-figlia, ma in realtà va inteso come l’analisi del complesso rapporto tra verità e finzione.