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Giannoli intende raccontare una vicenda di apparizioni mariane nel Sud della Francia finendo per ottenere un prodotto ibrido che oscilla tra il mistero della fede, il melodramma popolare eil trattato di psicologia elementare.

Bisogna dare atto al regista turco Nuri Bilge Ceylan di una rocciosa coerenza, di un rigore di rappresentazione e di una grande capacità analitica. Quel che a lui interessa è riflettere sulla Turchia, su quanto l’attaccamento al passato possa rappresentare un ostacolo per accedere al futuro.

In questo film Spike Lee ha voluto che le tematiche razziali passassero attraverso il filtro del grottesco, sapendo benissimo che comunque il messaggio sarebbe arrivato forte e chiaro. Poi può anche darsi che non tutti i toni siano stati amalgamati nella maniera giusta...

Andò pretende da se stesso la gestione di un sottilissimo gioco tra realtà e finzione che funziona per poco. Quando si moltiplicano le invasioni di campo tutto diventa troppo paradossale al punto da fargli perdere misura e ritmo.

Il film vincitore della Palma d’Oro all’ultimo festival di Cannes, non difende a spada tratta le famiglie allargate contro quelle tradizionali, né sostiene che la crisi dell’istituzione può essere superata soltanto con la rottura degli schemi tradizionali. Racconta piuttosto una storia con straordinaria sensibilità.

Decolorato e claustrofobico, il film racconta con ritmo lento una storia che già conosciamo. Avranas lo sa benissimo e non se ne cura. Gli interessa non tanto l’originalità tematica, quanto la provocazione stilistica. E all'indagine preferisce la provocazione.

Se Mission: Impossible - Rogue Nation aveva rimescolato le carte con fantasia e stile, Mission: Impossible - Fallout rientra nei ranghi di uno spettacolo ad alto livello ma intimamente più prevedibile e convenzionale.

Nel suo film d’esordio come regista l’attore John Carroll Lynch ha voluto comporre un film di attori, dove l’interpretazione ha molto più valore della tecnica, del montaggio e persino della sceneggiatura.

Almeno Yvan Attal non si atteggia ad analista del presente e dichiara scopertamente di essere un regista di commedie. Perché, diversamente, Quasi nemici - L’importante è avere ragione potrebbe essere un catalogo ragionato di luoghi comuni e di scorciatoie di sceneggiatura per raggiungere il risultato voluto, che sarebbe anche il più prevedibile e scontato.

Il film di Fuglsig parla il linguaggio intramontabile del western. I dodici eroi sono una volta di più i nostri che arrivano a salvare il mondo con un’azione quasi impossibile che effettivamente è stata la prima vittoria americana nell’operazione Al Qaeda.