Al cinema

Al cinema stampa

Pur essendo una favola, non è un film retrò. Come tutte le favole, osserva la realtà con occhi diversi da quelli dell’analista o del sociologo, ma non per questo ottenendo risultati meno analitici e incisivi. 

Garrone, portando sugli schermi la vicenda del canaro della Magliana, Pietro De Negri, e dell’atroce vendetta da lui messa in atto nei confronti di Giancarlo Ricci si è assunto dei rischi. Ma il film non è una storia compiaciuta di violenza, è un desolante dramma della solitudine nel quale il compiacimento per quanto mostrato è proprio l’ultimo dei pensieri dell’autore.

Più compiacimenti che intuizioni in un’opera non facile da giudicare, che oscilla tra verità e menzogne. Uno spettacolo sopra le righe che comunque alla fine può non dispiacere al diretto interessato, strepitosamente interpretato da Toni Servillo.

Abbiamo sempre ritenuto Wim Anderson più bizzarro che ispirato, ma questo film di animazione che racconta l’eterna lotta per la libertà in un non tempo e non spazio che la rende universale questa volta ci ha convinto senza riserve.

Una pellicola politica nonostante l’apparenza di commedia generazionale. La rappresentazione dei contrasti tra padre e figlio ha una portata più ampia del semplice confronto individuale.

Una pellicola che diventa una riflessione profonda su quello che ognuno di noi dovrebbe fare per provare a cambiare le cose.

Le premesse potevano  far immaginare sviluppi completamente diversi. Invece il film porta verso una direzione piuttosto fuorviante. Né è indenne da responsabilità l'interpretazionedei protagonisti.

In Spielberg convivono senza problemi l’uomo d’esperienza arrivato a 71 anni e un eterno bambino ancora capace di entusiasmarsi di fronte alle innovazioni della tecnica ma anche all’intero universo di cultura popolare.

«Un sogno chiamato Florida» diventa un esperimento veramente interessante e difficilmente ripetibile su apparenza e sostanza, su verità e menzogna, su luci e buio

Dall’inizio alla fine il film di Davis è una vetrina di errori marchiani in riferimento alle pratiche ebraiche, allo svolgersi  delle cerimonie, alle fondamenta stesse dell’ebraismo.