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A DANGEROUS METHOD

Per chi conosce David Cronenberg come regista dell'eccesso, pur nell'ottica di un'attenta e pessimistica analisi della progressiva corruzione del corpo e dello spirito dell'essere umano, «A Dangerous Method» potrebbe rappresentare una sorpresa. Un film con eccessi, indubbiamente, ma inquadrato in un contesto controllatissimo, storicamente molto documentato, quasi minuzioso nella ricostruzione di un'epoca passata.

Parole chiave: cinema (291)
A DANGEROUS METHOD

DI FRANCESCO MININNI

Per chi conosce David Cronenberg come regista dell'eccesso, pur nell'ottica di un'attenta e pessimistica analisi della progressiva corruzione del corpo e dello spirito dell'essere umano, «A Dangerous Method» potrebbe rappresentare una sorpresa. Un film con eccessi, indubbiamente, ma inquadrato in un contesto controllatissimo, storicamente molto documentato, quasi minuzioso nella ricostruzione di un'epoca passata, strettamente legato alla qualità dei dialoghi e a una precisa estetica della rappresentazione. Sbaglierebbe, tuttavia, chi invocasse l'adesione di Cronenberg a una sorta di classicismo lontano dalle sue precedenti bizzarrie.

In «A Dangerous Method» scorre continuamente una vena di follia sottocutanea che rende il film perfettamente in linea con lo stile dell'autore e, di certo, lo allontana dai paletti che in teoria potevano essere rappresentati dalla Vienna dei primi del Novecento. In sostanza, il film non è la storia dei complessi rapporti tra Carl Gustav Jung e Sigmund Freud con particolare riferimento alla terapia cui fu sottoposta l'ebrea russa (poi divenuta a sua volta psicanalista) Sabina Spielrein. Se così fosse stato, può darsi che ci sarebbero state poche differenze tra questo film e «Prendimi l'anima» di Roberto Faenza, che raccontava praticamente la medesima vicenda. In realtà Cronenberg racconta la storia di tre caratteri per diversi motivi fragili la cui interazione porta a una rinnovata dichiarazione di inadeguatezza dell'essere umano.

Ritenendosi allievo di Freud, Jung trova naturale sottoporgli il caso di Sabina Spielrein, un soggetto altamente problematico che, pur mostrando naturali propensioni per l'analisi della psiche altrui, ha da superare pregressi ostacoli per poter arrivare al necessario equilibrio interiore. Il problema, in tutta la vicenda, è che Jung, contravvenendo a una delle regole basilari del rapporto analista-paziente, ha avviato una relazione intima con la giovane, dalla quale faticherà non poco ad uscire. Venuto a conoscenza di questo, Freud deciderà di punto in bianco di troncare ogni rapporto con lo psicanalista che aveva immaginato potesse prendere il suo posto alla guida della scienza specialistica. Il maestro rimarrà trincerato nelle proprie posizioni più rigide che rigorose, l'allievo si rifugerà in un misticismo che lo allontanerà ancora di più dal mentore e Sabina eserciterà la professione medica fino alla morte per mano dei nazisti.

L'idea di Cronenberg, in realtà, non è soltanto sua. Per «A Dangerous Method» bisogna considerare fondamentale l'apporto del commediografo, sceneggiatore e regista inglese Christopher Hampton, premio Oscar per la sceneggiatura de «Le relazioni pericolose» e autore del dramma teatrale da cui il film è tratto. L'idea di Cronenberg e di Hampton, dunque, è principalmente quella che, comunque si chiamino e qualunque professione esercitino, gli esseri umani sono sempre inadeguati, fragili, vulnerabili e pieni di difetti. Verrebbe da dire che già lo sapevamo. C'è da dire però che Cronenberg (qui il suo contributo è personale e non delegabile ad altri) affronta l'argomento con una straordinaria calma apparente che costringe lo spettatore ad impegnarsi e a partecipare in prima persona alla vicenda in modo da poterne trarre le giuste risultanze.

A conferma di ciò l'autore si serve di due protagonisti, Michael Fassbender (Jung) e Viggo Mortensen (Freud), che fino a ieri non avremmo neanche immaginato di vedere impegnati in simili ruoli: entrambi controllati, molto attenti a tonalità intermedie e capaci di destrutturare i due luminari fino a ricondurli all'umanità più indifesa. Keira Knightley, invece, deve affrontare il personaggio di Sabina, di gran lunga il più assimilabile al concetto di «cronenberghiano», e non riesce ad evitare qualche eccesso di maniera. È comunque rassicurante pensare che l'autore de «Il demone sotto la pelle», «La mosca», «Crash» e «Il pasto nudo», possa imporsi una misura che era in realtà l'unico modo di affrontare il soggetto. Che poi la follia, cacciata dalla porta, rientri dalla finestra serve soltanto a rendere più interessante il saperla individuare.

A DANGEROUS METHOD (Id.) di David Cronenberg. Con Keira Knightley, Michael Fassbender, Viggo Mortensen, Vincent Cassel. CAN/D/GB/CH 2011; Drammatico; Colore

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