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CHLOE – TRA SEDUZIONE E INGANNO

«Chloe», cui qualcuno ha aggiunto il pleonastico sottotitolo «Tra seduzione e inganno», è il remake di un film francese del 2003. In effetti molti dettagli ne sottolineano a più riprese l'origine transalpina: l'idea dell'amour fou, il gioco della seduzione che sfugge di mano e svela lati nascosti di tutti i personaggi, la sottile ambiguità di provenienza palesemente hitchcockiana.

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CHLOE – TRA SEDUZIONE E INGANNO

DI FRANCESCO MININNI

«Chloe», cui qualcuno ha aggiunto il pleonastico sottotitolo «Tra seduzione e inganno», è il remake di un film francese del 2003, «Nathalie» di Anne Fontaine, interpretato da Fanny Ardant, Gerard Depardieu ed Emmanuelle Beart. In effetti molti dettagli ne sottolineano a più riprese l'origine transalpina: l'idea dell'amour fou, il gioco della seduzione che sfugge di mano e svela lati nascosti di tutti i personaggi, la sottile ambiguità di provenienza palesemente hitchcockiana. A garantire un minimo di stile e di connotati esistenziali il nome del regista, il canadese Atom Egoyan, già autore de «Il dolce domani» e «Il viaggio di Felicia», la cui caratteristica principale è sempre quella di affrontare tematiche umane che potremmo definire ordinarie caratterizzandole puntualmente con qualche trasgressione, di volta in volta psicologica, sessuale o sociale. La costruzione molto geometrica de «Il viaggio di Felicia», ad esempio, era un buon precedente per creare qualche aspettativa su «Chloe», che si rivela invece una provocazione di grana grossa e soprattutto fine a se stessa, nella quale alcune tematiche di Hitchcock si incontrano con altre di Buñuel ottenendo l'unico risultato di far rimpiangere gli originali.

Catherine, cinquantenne innamorata del marito David ma al tempo stesso incapace di gestire le proprie emozioni e capace di costruire un castello di fobie sulla base di un SMS che potrebbe voler dire tutto e il contrario di tutto, conosce Chloe, una escort bionda, affascinante e seducente, e la ingaggia per tendere una trappola a David e mettere così alla prova la sua fedeltà. Alla base di tutto c'è anche un rapporto difficoltoso con il figlio Michael, pianista di successo. Il gioco di Chloe ottiene il risultato di convincere Catherine che David sia una causa persa, ma anche quello di spingerla anche solo per una notte tra le braccia della ragazza. A questo punto la conclusione tragica sembra una tappa obbligata…

Ciò che eleva «Chloe», forse solo per un attimo, dalla categoria non ambita di film per guardoni è l'interpretazione di Julianne Moore che, nel ruolo di Catherine, riesce a mettere in campo un disagio, una sofferenza e un'incertezza tanto naturali da sembrare quasi caratteristiche sue personali. All'altro polo del film, però, c'è Amanda Seyfried che, invece di aggiungere ambiguità, rende tutto esplicito oltre il necessario al punto da ottenere un effetto sicuramente non voluto da Egoyan. L'ambizione dell'autore, se abbiamo capito le regole del gioco, sarebbe quella di elevare l'ambiguità al livello della percezione della realtà, ovvero di insinuare il dubbio che non necessariamente ciò che vediamo sia proprio ciò che accade. Se cioè l'infedeltà di David sia reale o materializzata soltanto dall'ossessione di Catherine, o addirittura se il personaggio stesso di Chloe sia proprio ciò che sembra o non piuttosto una elaborazione fantasiosa di una mente vacillante. Questo potrebbe essere un buon passaggio per accedere a un cinema surreale e grottesco la cui principale finalità potrebbe essere quella di mettere in crisi alcune certezze di un pubblico abitudinario e pertanto vulnerabile. Potrebbe, se non fosse che strada facendo Egoyan, dimenticando le proprie peculiarità metaforiche, si cala senza remore nel thriller patologico-sessuale commettendo un errore che lo stesso Hitchcock definiva imperdonabile: il flashback menzognero. Ciò significa semplicemente che quando si mostra un inserto riguardante un avvenimento passato (non importa se remoto o prossimo) non ci si può assolutamente permettere di mostrare una falsità perché il pubblico, trattandosi di un flashback, lo prenderà comunque per buono cadendo nell'inganno. Se, cioè, David non è stato infedele, Egoyan non doveva mostrare un inserto con inequivocabili effusioni tra lui e Chloe. Questo a livello di semplice logica narrativa. Oltre a questo, però, c'è il fatto che «Chloe» non racconta niente di nuovo. Le fobie borghesi sul disfacimento del rassicurante nucleo familiare? L'impunità dei potenti a scapito dei più deboli? Archeologia. E per un elemento esterno che, seguendo strade legate al sesso, sconvolge l'apparente tranquillità borghese, siete pregati di rivolgervi a «Teorema» di Pier Paolo Pasolini.

CHLOE – TRA SEDUZIONE E INGANNO (Chloe)
di Atom Egoyan. Con Julianne Moore, Liam Neeson, Amanda Seyfried, Max Thieriot, Nina Dobrey. USA/CANADA/FRANCIA 2009;
Drammatico; Colore

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