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Dal n. 14 del 6 aprile 2003

Dietro l'angolo spunta la solidarietà: «CHAOS»

Esiste un motivo per cui «Chaos» di Coline Serreau ci piace molto al di là dei suoi meriti: perché in tempi di grande incertezza, egoismo, follia e cattiveria, dimostra una voglia di vivere, di cambiare le cose, di aiutare la gente a capire, di andare al di là della punta del proprio naso, che non possono fare a meno di rendercelo non solo piacevole e godibile, ma sotto certi aspetti luminoso nel buio. Chi conosce il cinema di Coline Serreau sa che la signora, molto attenta al tessuto sociale, alle minoranze, ai sentimenti e a certi valori, non disdegna la commedia, le bizzarrie, i personaggi fuori schema, le provocazioni.

Dietro l'angolo spunta la solidarietà: «CHAOS»

Esiste un motivo per cui «Chaos» di Coline Serreau ci piace molto al di là dei suoi meriti: perché in tempi di grande incertezza, egoismo, follia e cattiveria, dimostra una voglia di vivere, di cambiare le cose, di aiutare la gente a capire, di andare al di là della punta del proprio naso, che non possono fare a meno di rendercelo non solo piacevole e godibile, ma sotto certi aspetti luminoso nel buio. Chi conosce il cinema di Coline Serreau sa che la signora, molto attenta al tessuto sociale, alle minoranze, ai sentimenti e a certi valori, non disdegna la commedia, le bizzarrie, i personaggi fuori schema, le provocazioni. Quando, come ne «La crisi!», riesce a dare equilibrio alle parti, il risultato è davvero interessante. Quando, come in «Chaos», sembra scegliere vie distinte che finiscono per dividere il film in due, perde sul piano cinematografico: ma perde per eccesso di passione, il che equivale a un guadagno sul piano umano.

Malika, una prostituta algerina, è brutalmente picchiata in strada dagli uomini della sua organizzazione. Assistono al fatto due coniugi, Paul e Helene, che abbassano le sicure degli sportelli e si disinteressano. Helene, però, assalita dai sensi di colpa, va in ospedale a trovare la ragazza in coma e prende ad occuparsi di lei, soprattutto quando capisce che l'organizzazione è di nuovo pronta a colpire. Così, quando Malika si risveglia, le due donne solidarizzano e, in perfetto accordo, studiano un piano per far cadere in trappola i balordi.

La «divisione» di «Chaos» salta agli occhi: una prima parte veramente emozionante che segue passo per passo il risveglio di due donne, una dal coma e l'altra dall'egoismo; una seconda, introdotta da un lunghissimo e inutile flashback, nella quale la commedia prende il sopravvento e le due protagoniste cominciano a fare cose che difficilmente vedremo accadere nella realtà. Uno spettacolo, insomma. Ma uno spettacolo che a Coline Serreau si perdona volentieri: in fin dei conti, il suo scopo è quello di far sì che almeno per una volta i conti tornino, anche a prezzo di qualche semplificazione e di occasionali schematismi. Una maniera come un'altra di dichiarare a chiare lettere che senza speranza non si sopravvive. E speranza può essere tutto: un abbraccio, un sorriso, una parola, una bastonata in testa al momento giusto, la voglia di aiutare qualcuno che, anche se rimarrà un nessuno, sarà sempre qualcuno. E, chissà perché, quando si parla di speranza anche una laicissima come Coline Serreau diventa a suo modo cristiana: si noterà, infatti, come «Chaos» sia più o meno una rilettura della parabola del buon samaritano, interpretata dalla simpaticissima Catharine Frot, dalla grintosa Rachina Brakni e da un Vincent Lindon che, quando decide di fare l'ottuso egoista, è veramente perfetto.

Un consiglio: una volta visto il film, dovreste guardarvi allo specchio e chiedervi, con preghiera di risposta sincera: «Ma io cos'avrei fatto?».

CHAOS di Coline Serreau. Con Catharine Frot, Vincent Lindon, Rachina Brakni.

Dietro l'angolo spunta la solidarietà: «CHAOS»
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