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IL PRIMO UOMO

Qualcuno potrebbe pensare che un film ispirato al romanzo incompiuto di Albert Camus «Il primo uomo» troverebbe difficilmente posto nella filmografia di Gianni Amelio, teoricamente più a proprio agio con storie da se stesso immaginate se non proprio ispirate a propri ricordi ed esperienze di vita. Sarebbe un grosso errore di valutazione...

IL PRIMO UOMO

DI FRANCESCO MININNI

Qualcuno potrebbe pensare che un film ispirato al romanzo incompiuto di Albert Camus «Il primo uomo» troverebbe difficilmente posto nella filmografia di Gianni Amelio, teoricamente più a proprio agio con storie da se stesso immaginate se non proprio ispirate a propri ricordi ed esperienze di vita. Sarebbe un grosso errore di valutazione, perché a conti fatti «Il primo uomo» è a tutti gli effetti proprio una storia di Amelio, nella quale le esperienze dello scrittore francese e quelle del regista calabrese convergono e coincidono senza lasciare spazio, fatta salva l'ambientazione algerina e quindi un'etnia differente, a distinzioni di sorta. Basta pensare che al centro della vicenda c'è un uomo che torna in Algeria per ricostruire il ricordo di un padre mai conosciuto per capire che le affinità tra Camus e Amelio vanno ben oltre l'interesse intellettuale e il gusto filologico. Nella vicenda di Jacques l'autore ha sicuramente ravvisato elementi della propria vita, riuscendo con uno stile compattissimo, essenziale e scarno a coinvolgere emozionalmente senza alcuna forma di ricatto sentimentale. Alla fine «Il primo uomo» non è soltanto un film che ha pieno diritto di cittadinanza nel cinema di Amelio, ma addirittura la chiusura di un percorso che da «Colpire al cuore» a «Il ladro di bambini», da «Così ridevano» a «Le chiavi di casa» pone al centro del racconto importanti tematiche familiari e, in due casi su quattro, un difficile rapporto tra padre e figlio.

Jacques Cormery torna in Algeria nel 1957 da scrittore affermato. Sono in atto i primi scontri che preluderanno alla sanguinosa guerra franco-algerina e Jacques è fermamente convinto che due popoli tanto diversi possano convivere pacificamente, ma anche che la Francia non possa accampare alcun diritto di sovranità. Mentre visita la tomba del padre, morto nella prima guerra mondiale, capisce che l'immagine di quell'uomo mai conosciuto gli è distante almeno quanto gli è vicina una madre ancora presente e ben decisa a non lasciare il paese. Così, ripercorrendo luoghi del passato, Jacques ripercorre anche la propria infanzia e adolescenza traendo da tutte le persone che hanno segnato la sua esistenza un composito ritratto ideale di un padre che in un certo senso è costretto a inventare.

È evidente come, proprio in ragione di questa assenza paterna e della sua ricostruzione virtuale, ne «Il primo uomo» per la prima volta nel cinema di Amelio sia una figura materna (vera, questa) a trovarsi al centro del racconto. Anzi, tutta la storia del film è contrassegnata da una forte presenza femminile: prima la nonna autoritaria che si ritrova a fare le veci del padre scomparso, poi la madre giovane e frenata dalla presenza materna, infine la madre anziana che diventa testimone partecipe di un viaggio interiore con finalità liberatorie. Sullo sfondo, naturalmente, preme la ragione della Storia, sia per quanto riguarda i difficili rapporti tra Francia e Algeria che sfoceranno nella guerra, sia per uno sguardo preoccupato su un futuro che non è ancora arrivato a compimento.

Ma Amelio punta tutto su un dolore e un desiderio individuali che gli permettono di calarsi nei panni del protagonista e di trasformare Jacques in una sorta di alter ego che, a questo punto, si chiama fuori dalla Storia e lancia un messaggio universale. È per questo motivo che «Il primo uomo» ha una forza e una partecipazione che il semplice seguire le tracce lasciate da Camus non sarebbe bastato a suscitare. Girato in condizioni logistiche e produttive tutt'altro che agevoli, il film può contare su un cast di attori omogeneo e ad altissimo livello (oltre che su doppiatori eccellenti come Pierfrancesco Favino, Giancarlo Giannini, Ricky Tognazzi e Rita Savagnone) che trova in Jacques Gamblin e Nino Jouglet (Jacques adulto e bambino) due punte di diamante. E noi ritroviamo in Gianni Amelio un cineasta rigoroso e appassionato che, quando non cede a furori ideologici, riesce ad essere un poeta della macchina da presa e dell'animo umano, con poche certezze e molte speranze.

IL PRIMO UOMO
(Le premier homme) di Gianni Amelio. Con Jacques Gamblin, Catherine Sola, Maya Sansa, Denis Podalydès, Ulla Baugé, Nino Jouglet. I/F/ALG 2011; Drammatico; Colore

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