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Il film della settimana. «Roubaix, une lumière», ventiquattrore di un poliziotto magrebino

Apparentemente film poliziesco, «Roubaix, une lumière» di Arnaud Desplechin in realtà è altro.

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Cominciamo col dire che Desplechin non ha mai praticato i generi cinematografici e non lo fa neanche stavolta. Tutt'al più si può servire di un'intelaiatura di genere perché la propria ricerca umana possa poggiare su qualcosa di solido e concreto. Ma il suo interesse primario sono sempre i personaggi, ovverosia gli esseri umani che popolano i suoi film e che di problemi ne hanno da vendere senza alcuna certezza di poterli risolvere. In questo caso, in realtà, protagonista del film (lo dice il titolo stesso) è Roubaix, città natale di Desplechin che vi ha già girato Racconto di Natale, I miei giorni più belli e I fantasmi d'Ismael.

E non si può dire che si tratti esattamente di un omaggio alla propria città: una città industriale del Nord della Francia, molto vicina al confine con il Belgio, caratterizzata dal clima inospitale, da una povertà superiore alla media, da vicoli bui più che da eleganti quartieri residenziali. Eppure non si può neanche dire che da parte dell'autore emergano disprezzo o rassegnazione. In fin dei conti il film, ispirato a un evento realmente accaduto e al documentario di Mosco Boucault Roubaix, commissariat central, contiene molti elementi interessanti che lo allontanano dal noir e lo avvicinano a una ricerca sincera di qualcosa di molto simile al calore umano pur in presenza di eventi e stati d'animo che renderebbero più facili il fatalismo e la chiusura.

Dalla notte di Natale alla notte successiva, cioè nell'arco di ventiquattr'ore, il commissario Daoud, magrebino, deve indagare su diversi casi. Il più importante è l'omicidio di una novantenne, strangolata nel suo letto in un quartiere più che popolare, praticamente un cortile cui si accede da un vicolo. Due donne conviventi, Claude e Marie, vicine della defunta, hanno denunciato la presenza di sconosciuti che prima avrebbero dato fuoco a un'abitazione e poi commesso il delitto. Daoud, coadiuvato da Louis, una recluta, deve risolvere il caso pensando contemporaneamente ad alcune questioni personali che non devono interferire nelle indagini. La sua certezza è che Claude e Marie siano responsabili del crimine. Il suo impegno è quello di portarle progressivamente a confessare un delitto banale e inutile.

Desplechin non cerca colpi di scena, in quanto non gli interessa l'andamento tradizionale delle indagini che lo farebbe ripiombare nel poliziesco di routine. Gli interessa molto, invece, la dettagliata analisi dei personaggi per trasformare un noir in una ricerca umana. Il campo dei contendenti è tale da non incoraggiare la profondità: Daoud è un poliziotto nativo del Marocco che non ha ricordi del paese natale e non ha né moglie né parenti in Francia. Non ha moglie per scelta, non ha parenti perché sono tornati tutti in Marocco. Ha soltanto un nipote in carcere, che per motivi che non sappiamo lo odia e rifiuta di vederlo. Avrebbe molte ragioni per esternare una rabbia infinita. E invece, un po' come Maigret, è sempre calmo, più bravo a parlare e a decifrare gli animi che a sparare. Dall'altra parte Claude e Marie, due sbandate maltrattate dalla vita che arrivano al delitto come se fosse elemento di unione invece che di separazione. Il momento in cui sono indotte a ricostruire insieme i fatti è un bellissimo esempio della loro inconsapevolezza e della pietà di Daoud, che sicuramente arresta ma non giudica né condanna. Tutto intorno poliziotti (come se Roubaix fosse abitata da una vittima, due assassine e forze dell'ordine) che svolgono ognuno il proprio compito senza picchiare, senza forzare, senza tendere tranelli. Alzano la voce: tutto qui. È evidente che in un contesto del genere conta molto la direzione nella quale il regista intende instradare il film (e Desplechin non sbaglia), ma conta moltissimo la scelta di attori adatti: Roschdy Zem (Daoud), Léa Seydoux (Claude) e Sara Forestier (Marie) sono davvero perfetti.

ROUBAIX, UNE LUMIÈRE (Id.) di Arnaud Desplechin. Con Roschdy Zem, Léa Seydoux, Sara Forestier, Antoine Reinartz, Chloé Simoneau. FRANCIA 2019; Drammatico; Colore

Fonte: Tog
Il film della settimana. «Roubaix, une lumière», ventiquattrore di un poliziotto magrebino
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