Al cinema
stampa

Il mio profilo migliore

L’idea portante film Safy Nebbou è quella degli attuali rapporti interpersonali che raramente prevedono la pratica della verità. Ma, d’altra parte, ci troviamo di fronte a un puzzle che, pezzo dopo pezzo, dà l’impressione di voler eliminare tutte le menzogne (e sono tante) per arrivare almeno a una parvenza di verità.

Percorsi: Cinema
Locandina del film

Il problema iniziale de Il mio profilo migliore di Safy Nebbou non richiede una lunga riflessione per permettere di arrivare alla chiave di lettura più giusta del film. Se una cinquantenne comincia a perdere i riferimenti sentimentali e, pur di tenersi a galla, si inventa il profilo social di una ventiquattrenne, ci sembra evidente che le problematiche del personaggio possano essere in qualche modo equiparate a quelle dell’interprete. Ne consegue che Il mio profilo migliore, più che un film di Safy Nebbou, debba essere considerato un film di Juliette Binoche che, entrata in quel periodo della vita che non è più gioventù e non è ancora vecchiaia, interrogandosi nel privato sulla parte da cui stare proietta fatalmente i suoi quesiti sulla sua vita artistica. Per questo motivo informa di sé la vicenda al punto da diventare in qualche modo co-autrice del film reclamando, al pari di Nebbou, la responsabilità di pregi e difetti.

Claire Millaud (appunto, cinquantenne) è un’insegnante di letteratura, è separata dal marito, ha due figli e ha una relazione con Ludovic che si limita al desiderio sessuale senza consentire alcun approfondimento. Fatalmente Claire comincia a interrogarsi sul proprio ruolo, su ciò che ha e ciò che vorrebbe, sul proprio essere donna e sul tempo che passa. Tutto ciò porta a soluzioni estreme. Quando Ludovic parte per lavoro (un lungo viaggio), lei si sente abbandonata e avvia un dialogo social con Alex, fotografo collaboratore di Ludovic. Sui social si può essere chi si vuole e Claire si ribattezza Clara, una ventiquattrenne che fa la modella e si pone quesiti esistenziali. Alex ne è attratto pur non riuscendo mai a incontrarla e finisce per maturare una sorta di ossessione. Claire, da parte sua, sa benissimo che dicendo la verità potrebbe perdere tutto. E qui si ripresenta l’eterna domanda: ma qual è la verità vera?

L’idea portante di Il mio profilo migliore è quella degli attuali rapporti interpersonali che raramente prevedono la pratica della verità. Ma, d’altra parte, ci troviamo di fronte a un puzzle che, pezzo dopo pezzo, dà l’impressione di voler eliminare tutte le menzogne (e sono tante) per arrivare almeno a una parvenza di verità. Niente di diverso, tanto per dire, da quello che sovente faceva Hitchcock (La donna che visse due volte e Psyco in primis).

Ma Nebbou punta più in alto che non alla semplice ripetizione di procedimenti dei grandi. La sua intenzione è quella di procedere per metà film sui binari della commedia, pur se amara, per poi virare bruscamente sulla possibile tragedia e, con una serie di capriole della storia, interrogarsi sulle potenzialità e sui limiti del mezzo cinematografico. Questo è evidentemente molto più difficile che fare il verso a Hitchcock o a qualche maestro del melodramma.

E diventa ancora più difficile se lega il proprio percorso a quello di Juliette Binoche che, ben decisa a trasformare il film in una sorta di autoanalisi tonificante, interferisce in qualche modo con le intenzioni del regista. Appare evidente infatti che non è tanto il dialogo con la psicanalista, interpretata da Nicole Garcia, a rappresentare il faccia a faccia più importante, quanto il dialogo di Juliette Binoche con se stessa, da fuori a dentro lo schermo e viceversa. Una tale procedura rende il ruolo della protagonista molto più autoreferenziante di quanto previsto in sede di sceneggiatura e finisce per trasmettere un’impressione di artificioso per quanto riguarda i troppi colpi di scena che dovrebbero portare alla comprensione del racconto.

Che Juliette Binoche sia brava è fuori discussione: ma anche il suo presentarsi senza trucco e senza minimamente nascondere i segni dell’età finisce per far parte di un’esibizione da primadonna invece che dell’analisi approfondita di una psiche tormentata. Alla fine, il film di Nebbou si lascia vedere e ha anche qualche momento di sfrontata sincerità. Ma il piano dell’attrice è troppo invadente per permettere al regista di svolgere compiutamente il proprio.

IL MIO PROFILO MIGLIORE (Celle que vous croyez) di Safy Nebbou. Con Juliette Binoche, Francois Civil, Nicole Garcia, Guillaume Gouix. FRANCIA 2019; Drammatico; Colore.

Il mio profilo migliore
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento