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Il rosso e il blu

A Giuseppe Piccioni non si possono non riconoscere coraggio, coerenza e stile. Il coraggio è quello di affrontare argomenti intimisti che potrebbero anche non raggiungere il consenso del grande pubblico. La coerenza è quella di proseguire su una strada di ricerca umana senza mai sentire il bisogno di alzare la voce. Lo stile racchiude in sé ciò che abbiamo appena detto e una sorta di pudore che allontana per principio elementi fortemente marcati a beneficio di una narrazione sommessa, attenta alle sfumature e caratterizzata da un'attenzione verso ogni genere di personaggio che elimina il rischio dello stereotipo e del cliché.

Percorsi: Cinema
Parole chiave: recenzione film (1)
Locandina del film

DI FRANCESCO MININNI

A Giuseppe Piccioni non si possono non riconoscere coraggio, coerenza e stile. Il coraggio è quello di affrontare argomenti intimisti che potrebbero anche non raggiungere il consenso del grande pubblico. La coerenza è quella di proseguire su una strada di ricerca umana senza mai sentire il bisogno di alzare la voce. Lo stile racchiude in sé ciò che abbiamo appena detto e una sorta di pudore che allontana per principio elementi fortemente marcati a beneficio di una narrazione sommessa, attenta alle sfumature e caratterizzata da un'attenzione verso ogni genere di personaggio che elimina il rischio dello stereotipo e del cliché. «Il rosso e il blu», ispirato a un romanzo di Marco Lodoli, si avventura sul terreno scivoloso dell'ambiente scolastico, dove i rischi del già visto e del repertorio sono molto alti. Piccioni ne è sicuramente consapevole, tanto vero che a stretto rigor di termini il suo non è un film sulla scuola, ma su gente che viene a contatto in quell'ambiente senza dimenticare la vita propria, il privato, ciò che accade fuori e che, secondo la preside, fuori dovrebbe rimanere.

In una scuola della periferia romana, dove mancano le risorse economiche e si tira avanti come si può, si incrociano quattro storie di varia umanità. Il professor Fiorito, decano di storia dell'arte, ostenta cinismo e disillusione, non ha alcuna fiducia negli studenti, non esita a definire «mentecatto» un allievo rivolgendosi al padre durante il colloquio ufficiale, addirittura sembra meditare il suicidio, ma poi trae soddisfazione e una sorta di orgoglio dalle esternazioni di una ex-studentessa che torna a trovarlo e a dichiarargli rispetto e gratitudine. Il professor Prezioso, supplente di italiano, è invece convinto che si possa fare qualcosa per migliorare le cose e si prende a cuore le sorti di una studentessa assente e priva di stimoli. La preside stessa, dopo aver fatto una netta distinzione teorica tra il dentro e il fuori, si occupa assiduamente di uno studente senza padre e con una madre poco responsabile. A margine, uno studente rumeno, Adam, corteggia una ragazza romana che gli chiede pericolose prove d'amore.

Alla fine dei giochi, Piccioni mostra di non avere alcun preconcetto né convinzione che non possa essere sottoposta al vaglio del confronto. Non stende veli pietosi, non pontifica, si guarda bene dall'affermare che tutto va male e che andrà anche peggio: e fa questo perché, più che all'istituzione scolastica che in fin dei conti serve da sfondo ma non è il centro dell'attenzione, è interessato agli esseri umani che su quello sfondo si muovono. Sa bene, insomma, che da «Il seme della violenza» a «La scuola», da «La classe» a «Detachment», il materiale scolastico è già ampio e variegato e che insistendo sull'argomento rischierebbe soltanto di replicare riflessioni già fatte. Preferisce, allora, interessarsi alla gente (come d'altronde ha sempre fatto) e cercare confronti generazionali, percorsi interiori, riflessioni allo specchio in modo da continuare ad occuparsi di umanità, non di categorie o istituzioni. Anche così facendo, però, assume qualche rischio che non sempre riesce a risolvere adeguatamente.

Se la vicenda del professor Fiorito (un memorabile Roberto Herlitzka) è ricchissima di ironia, disperazione e speranza, come per altro quella della preside (Margherita Buy) e dello studente riesce a rivelare i lati oscuri di una personalità che a lungo andare si rivelano invece luminosi, il percorso del professor Prezioso (Riccardo Scamarcio, in positiva fase di crescita) associa notevoli aperture mentali a un interesse professionale per una studentessa che sfocia in un bacio galeotto che, secondo noi, ci poteva essere risparmiato. Ma anche così andrebbe tutto bene se Piccioni non inciampasse nella sagra del luogo comune rappresentata dalla vicenda dello studente rumeno disposto a tutto per un amore che, sintetizzando al massimo, non si sa perché. «Il rosso e il blu» si lascia seguire con interesse e attenzione, perché si capisce molto bene che alla base c'è un intento serio di approfondimento. Poi, nessuno è perfetto.

IL ROSSO E IL BLU di Giuseppe Piccioni. Con Margherita Buy, Riccardo Scamarcio, Roberto Herlitzka, Elena Lietti, Nina Torresi. ITALIA 2012; Drammatico; Colore

Il rosso e il blu
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