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La vita in comune

Il film di Winspeare ha tra le altre cose una grande verità da proclamare:  se per salvare le tradizioni, il paese, lo spirito più vero e la brava gente c’è bisogno di un’utopia, l’utopia è servita.

Locandina del film

Conoscevamo Edoardo Winspeare, cantore del Salento, esclusivamente come autore drammatico. Ora, siccome sembra che l’autore non abbia alcuna intenzione di cambiare l’ambientazione dei suoi film, ci si presenta nella veste inedita di commediante surreale. La vita in comune è un film giocato interamente sul filo del paradosso e le molte verità che ha da dire passano attraverso un sorriso che tuttavia non può assolutamente nascondere un fondo di amarezza. Quindi, una commedia con venature drammatiche o una tragedia che non rinuncia allo sberleffo e al grottesco. Nonostante il nuovo formato rappresenti per Winspeare un rischio quanto a controllo della materia e dosaggio degli ingredienti, dobbiamo dire che il cinema del salentino continua a piacerci. Lo sentiamo animato da una sincera passione e da una ferma volontà di fare qualcosa perché quelle belle terre non siano stravolte dall’edilizia e snaturate con la perdita delle caratteristiche popolari che sembravano innate e indistruttibili. Anche se La vita in comune perde qualche colpo sul ritmo e sull’equilibrio tra verità e licenze poetiche, è comunque un film da tenere nella giusta considerazione.

Nel paesino di Disperata (che non esiste: quello in cui abita Winspeare si chiama Depressa) il sindaco Filippo Pisanelli, sognatore e amante di letteratura e poesia, cerca di opporsi a certi consiglieri comunali che vorrebbero costruire alberghi sul mare snaturando il paesaggio. Imprevedibilmente gli vengono in aiuto due fratelli, Pati e Angiolino, dalle poche pretese. Pati ama la poesia e gli chiede aiuto per pubblicare un libro. Angiolino vorrebbe diventare il boss locale (praticamente il boss di niente) e progetta una rapina in banca che dovrebbe sistemarlo. Come in questa storia entrino Papa Francesco, il progetto di uno zoo e la realizzazione di un film sulla salvaguardia delle bellezze del creato, andrà scoperto passo dopo passo seguendo il film.

I problemi di Winspeare riguardavano essenzialmente il controllo degli attori, che poi attori non sono. Ovvero, i personaggi che lui mette in scena esistono già sul posto e tutt’al più devono adattarsi a qualche esagerazione dovuta al frequente ricorso all’arma del paradosso.

In realtà Winspeare sa bene che esuberanze naturali come quelle di Antonio Carluccio e Claudio Giangreco vanno incoraggiate più che ingabbiate: solo così il risultato potrà essere, come l’autore vuole, credibile senza dare l’impressione di una costruzione a tavolino. Così tutti i problemi sollevati dal film sono filtrati nel setaccio della commedia con un esito che non ha niente di artefatto né tanto meno declamatorio.

La vita in comune è un titolo molto ironico: in piccola parte fa riferimento agli sforzi congiunti dei protagonisti per salvare Disperata dal «progresso», ma in massima parte vuole proprio indicare una delle priorità di Winspeare che riguarda le istituzioni, il consiglio comunale, i maneggioni e gli arrivisti che un sindaco come Pisanelli sembra proprio non avere armi per contrastare. Ecco che Pati e Angiolino, uno con la poesia, l’altro con l’irrequietezza e la voglia di cambiare, diventano le sue armi tanto più potenti in quanto capaci di smuovere l’opinione pubblica e farsi ascoltare dalla gente. Così Disperata rimarrà tale, ma l’avvistamento della foca monaca, assente da quelle acque da circa trent’anni, darà a Pisanelli una nuova ragione di vita e, forse, al paese il suo zoo.

Sorretto da una vitalità che esclude ogni artificio, La vita in comune ha tra le altre cose una grande verità da proclamare: se per salvare le tradizioni, il paese, lo spirito più autentico e la brava gente c’è bisogno di un’utopia, l’utopia è servita. In fin dei conti, sembra dire Winspeare, ce ne sono di utopie che si sono trasformate in realtà. E pensare che tanto un’utopia rimarrà tale, confinando il film nel reame delle favole, sarebbe sbagliato e ingiusto. Il confine tra utopia e speranza può essere molto labile.

LA VITA IN COMUNE di Edoardo Winspeare. Con Gustavo Caputo, Antonio Carluccio, Claudio Giangreco, Celeste Casciaro, Davide Riso. ITALIA 2017; Commedia; Colore

La vita in comune
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