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RUGGINE

Affrontando un tema durissimo come quello di «Ruggine», Daniele Gaglianone poteva prendere qualche strada sbagliata: quella del finto telegiornale che vende la notizia che fa più audience; quella del melodramma popolare sulla falsariga dei film di Matarazzo; quella del film di denuncia dove si sa subito da dove si parte e dove si va a finire.

Parole chiave: cinema (291)
RUGGINE

DI FRANCESCO MININNI

Affrontando un tema durissimo come quello di «Ruggine», Daniele Gaglianone poteva prendere qualche strada sbagliata: quella del finto telegiornale che vende la notizia che fa più audience; quella del melodramma popolare sulla falsariga dei film di Matarazzo; quella del film di denuncia dove si sa subito da dove si parte e dove si va a finire. Ma Gaglianone, che da «I nostri anni» e «Nemmeno il destino» dove continuava a cercare ostinatamente ragioni di speranza, è approdato al pessimismo senza orizzonte di «Pietro», ha fatto la scelta giusta. Posto che la sua visione sembra realmente troppo limitata al brutto mondo in cui viviamo e del quale siamo interamente responsabili, «Ruggine» è sì la cronaca di un episodio sconvolgente e durissimo, ma è anche la ricerca di un dopo. Ovverosia, quel che accade in ogni parte del mondo non può mai essere raccontato limitandosi alla narrazione dell'evento in sé, ma deve necessariamente tener conto di ciò che accadrà a cose fatte, anche molti anni dopo. Così il film è concepito come un racconto di due epoche diverse che, in montaggio alternato, mostra avvenimenti degli anni Sessanta e conseguenze di oggi. E, tanto per eliminare la possibilità di riferimenti geografici, è girato a Roma, a Formello e a Taranto, anche se si capisce benissimo che Gaglianone sta raccontando una storia del Nord, probabilmente dell'hinterland torinese.

Qui vivono, crescono e giocano i figli degli immigrati, in uno scenario brullo dove la massima attrazione è il cosiddetto «castello», una struttura fatiscente che rappresenta il rifugio, il quartier generale. Tra i bambini Carmine, una specie di boss di quartiere, Sandro, più tranquillo e influenzabile, e Cinzia, che tutti vorrebbero come ragazza. E un giorno arriva l'orco: il dottor Boldrini, irresistibilmente attratto dalle bambine e incapace di dominare gli istinti. Dopo due delitti, però, il dottore è individuato proprio dai bambini, che prima gli sottraggono una vittima potenziale e poi, nel castello, fanno giustizia sommaria. Come tutto questo segni e influenzi la vita dei tre ragazzi si riassume nella semplice domanda «Ma il drago muore?» e nella conseguente risposta «Dipende se stai con qualcuno o se sei solo. Se sei solo torna sempre».

La giustizia dei bambini, senza processo e senza difesa, rivolta contro un uccisore di bambine non può non evocare un ricordo: quello di «M – Il mostro di Dusseldorf» di Fritz Lang. Con una differenza fondamentale: là erano gli adulti a stringere il cerchio attorno al mostro, mentre le tre madri concludevano «Dobbiamo vigilare meglio sui nostri bambini». Se Gaglianone lascia ai bambini stessi il compito di difendere se stessi, vuol dire che in ottant'anni le cose non sono affatto migliorate. Tratto da un romanzo di Stefano Massaron, «Ruggine», più che turbare le anime semplici, tocca il cuore. Soprattutto per la capacità dell'autore di rappresentare con scarna proprietà di linguaggio una periferia che sembra lontanissima e invece è proprio dietro l'angolo. Alla base l'idea che, comunque la si metta, alcune esistenze sembrano segnate e che c'è poco da fare per evitare il cosiddetto destino. Il che equivale a dire che nel migliore dei casi i protagonisti potranno trarne insegnamenti per sé e per chi avranno vicino: nel caso specifico Cinzia, diventata insegnante, applicherà tenacemente la lezione imparata anche a costo di farsi il vuoto intorno. Carmine resterà emarginato e solo, mentre Sandro tenterà faticosamente di crescere un figlio. Lo stile di Gaglianone è riconoscibile: apparentemente casuale, fa invece riferimento a una precisa tecnica di pedinamento e vicinanza stretta ai personaggi che rende impossibile cedere a distrazioni per occuparsi d'altro. Molto bravi Stefano Accorsi, Valerio Mastandrea e Valeria Solarino, ma non quanto Giuseppe Furlò, Giampaolo Stella e Giulia Coccellato nei corrispondenti personaggi adolescenti. Quanto a Filippo Timi, il suo dottor Boldrini resta nella memoria per la capacità dell'attore di rappresentare con naturalezza e senza enfasi la spaventosa ineluttabilità del male.

RUGGINE di Daniele Gaglianone. Con Stefano Accorsi, Valerio Mastandrea, Valeria Solarino, Filippo Timi, Giampaolo Stella, Giuseppe Furlò, Giulia Coccellato. ITALIA 2011; Drammatico; Colore

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