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SUPER 8

Prima che «campione d'incassi», la parola Blockbuster sta a significare «gigante», «cannonata», «colosso» e addirittura «grossa bomba». Quindi qualcosa di smisurato che, presumibilmente, fa anche un gran rumore. Il problema delle bombe è che, progressi a parte, ottengono sempre lo stesso effetto e quindi, a stretto rigor di logica, hanno una comunanza di composizione ed obiettivi che finiscono per farle assomigliare l'una all'altra.

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SUPER 8

DI FRANCESCO MININNI

Prima che «campione d'incassi», la parola Blockbuster sta a significare «gigante», «cannonata», «colosso» e addirittura «grossa bomba». Quindi qualcosa di smisurato che, presumibilmente, fa anche un gran rumore. Il problema delle bombe è che, progressi a parte, ottengono sempre lo stesso effetto e quindi, a stretto rigor di logica, hanno una comunanza di composizione ed obiettivi che finiscono per farle assomigliare l'una all'altra. Il che si può tranquillamente applicare anche al nuovo significato riferito al cinema: è difficile che un blockbuster miliardario abbia caratteristiche di novità e originalità che in qualche modo sopravanzino il dato economico, quindi quello degli effetti speciali, della confezione (che sono la composizione) e degli incassi (che sono gli obiettivi). Vale per tutti, anche per Steven Spielberg, che non è un mercante assimilabile a George Lucas ma ha comunque firmato alcuni dei più grandi successi della storia del cinema e quindi ricopre un ruolo del quale egli stesso deve tener conto. Vale quando dirige, ma vale assai di più quando si limita a produrre. Apparirà evidente anche ai distratti, nel caso specifico, che il successo della nuova stagione «Super 8», diretto dal J.J. Abrams di «Mission: Impossible III» e «Star Trek», abbia ben poche novità da offrire sul piano tecnico ma soprattutto su quello dei contenuti, essendo in larga parte una rilettura delle tematiche che stavano alla base di «E.T.».

Mentre un gruppo di ragazzi sta girando un film amatoriale (in super 8, naturalmente) sugli zombi nei pressi di una stazione ferroviaria, un treno deraglia dopo l'impatto con un pickup guidato dal dottor Woodward. In uno dei vagoni c'è qualcosa che si muove e riesce a liberarsi. Da quel momento la cittadina entra nel caos: misteriose sparizioni di animali e persone, militari dappertutto, segreti di Stato, coprifuoco, evacuazione del centro abitato. Una parte del segreto è racchiusa nella pellicola dei ragazzi che ha continuato a raccogliere immagini mentre loro scappavano. Un'altra parte è conservata dal 1958 dalle alte sfere militari e politiche, che a quanto pare non vogliono permettere al povero extraterrestre di fare ritorno a casa. E a quanto pare, dopo più di cinquant'anni, lui ha perso la pazienza.

Le differenze sono lampanti: E.T. faceva amicizia con Elliott e «telefonava» a casa per farsi venire a riprendere. Il nostro extraterrestre, invece, non fa amicizia con nessuno e deve fare tutto da solo per ricomporre i pezzi della sua astronave. C'è da mettere in conto anche una vaga somiglianza con la creatura di «Alien» che, francamente, non è l'ideale per intavolare rapporti sociali. Ma sono lampanti anche le analogie: la banda di ragazzini in bicicletta, il desiderio di tornare nel proprio mondo, la difficoltà di farlo capire alle autorità militari. A margine una serie di sottotesti che, a ben guardare, servono soltanto a giustificare la durata del film: il film nel film (ovvero gli zombi) con una «Romero Chemicals» che farà la gioia dei citazionisti; qualche puntatina nelle metà oscure di Stephen King, soprattutto per quanto riguarda «It» e «Tommyknockers»; l'ottusità del colonnello Nelec, sicuramente simile a quella del colonnello Quaritch di «Avatar» e destinata a portare analoghi frutti; qualche blanda problematica adolescenziale; l'odio del vicesceriffo Lamb per Louis Dainard, che considera responsabile della morte di sua moglie, che si trasformerà in perdono di fronte ai figli in pericolo mortale. Sottotesti di poco spessore che, alla fine, trasformano «Super 8» in un film agile, scorrevole, tutt'altro che noioso, ma irrimediabilmente già visto e soprattutto privo di contenuti sostanziali al di là delle problematiche avventurose. Interessante, casomai, il recupero di situazioni e atmosfere tipiche della fantascienza degli anni Cinquanta, quando formiche e tarantole assumevano dimensioni spropositate e assaltavano la Terra.

SUPER 8 (Id.) di J.J. Abrams. Con Joel Courtney, Elle Fanning, Kyle Chandler, Ron Eldard, Noah Emmerich, Glynn Turman. USA 2011; Fantastico; Colore

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