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Stanlio e Ollio

In un certo senso Stanlio e Ollio è un film sulla prigionia della comicità, ovvero sulla maledizione di dover far ridere sempre e comunque. John C. Reilly e Steve Coogan hanno dato una prova maiuscola calandosi perfettamente in personaggi così impegnativi e così fissati nella memoria del pubblico. 

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La locandina del film

Obiettivamente, chi può dire di non aver riso nemmeno una volta di fronte alle peripezie di Stanlio e Ollio, ai loro disastri affrontati con rabbia e stoica rassegnazione, agli sguardi in macchina di Hardy, al minuzioso studio dei tempi comici, al ritmo crescente che porta da una torta in faccia a una battaglia colossale che coinvolge un intero quartiere, al tonto Laurel continuamente ripreso da Hardy erroneamente convinto di saperne più di lui? Abbiamo voluto loro un gran bene e continuiamo a volergliene.

Se esiste un Paradiso per chi ha fatto del bene all’umanità anche solo divertendola, loro occupano un posto d’onore. Eppure non erano santi, erano attori magari più affiatati di altri, magari più fedeli all’idea della coppia, magari ben consapevoli dei rispettivi ruoli ma anche stizzosi, rancorosi, in un certo senso molto fragili. Ecco, in Stanlio e Ollio di Jon S. Baird c’è una scena bellissima che spiega molte cose. Durante un ricevimento Laurel e Hardy si rinfacciano tutto quanto hanno covato nel corso della loro carriera arrivando a quello che potrebbe essere un punto di non ritorno. Quando Hardy dice a Laurel: «Tu hai amato Stanlio e Ollio, ma non hai mai amato me!», Stan gli volta le spalle e lui lo colpisce con un calcio nel sedere. Poi si gira a sua volta e Laurel gli tira un frutto sulla nuca. Ma i presenti al ricevimento, credendo che si tratti di una delle loro gag, ridono e applaudono. In un certo senso Stanlio e Ollio è un film sulla prigionia della comicità, ovvero sulla maledizione di dover far ridere sempre e comunque.

Il loro ultimo film, Atollo K, era stato girato nel 1951, ma loro non sapevano che sarebbe stato l’ultimo. In attesa di un film su Robin Hood che non si farà mai, Stan e Ollie intraprendono nel 1953 una tournée nei teatri inglesi, dalla Scozia fino a Londra, e capiscono piano piano che la loro stella potrebbe essere al tramonto. I teatri saranno pieni solo quando accetteranno di comparire in qualche pubblicità ottenendo una visibilità generale. E così ci sarà del tempo per riflettere sulle malattie, sugli anni che passano e pesano, su una gloria che credevano imperitura e che invece è soggetta all’invecchiamento. Ma nonostante tutto finiranno la tournée e quando, nel 1958, Hardy morirà per complicazioni cardiache, Laurel rifiuterà di lavorare con chiunque altro e si ritirerà dalle scene.

L’elemento essenziale per la riuscita del film di Baird era evidentemente legato alla bravura dei due protagonisti. Non tanto all’eccellenza del trucco per farli assomigliare, ma proprio alla capacità di ripetere i gesti, le andature, gli sguardi e di non cadere nel sentimentalismo. Possiamo dire che John C. Reilly e Steve Coogan hanno dato una prova maiuscola calandosi perfettamente in personaggi così impegnativi e così fissati nella memoria del pubblico. Perché, è bene ricordarlo, Stanlio e Ollio si sono ritirati nel 1953 dopo quasi trent’anni di carriera comune, ma la loro fama e il gradimento del pubblico sono ben lontani dall’essere esauriti. Non esiste coppia comica che possa vantare una tale longevità. Proprio per questo motivo, ci è parsa un’ottima idea sorvolare sugli anni gloriosi (appena accennati con l’inizio sul set de I fanciulli del West) per prendere in considerazione soltanto quell’ultima tournée in Inghilterra che fu il preludio della fine.

Lo sceneggiatore Jeff Pope (lo stesso di Philomena) ha tenuto conto della storia e del mito ed è riuscito a mixare con abilità la battuta e la decadenza, la voglia di continuare e la necessità di smettere. Così assistiamo alla gag della doppia porta (ancora irresistibile), a quella dell’ospedale, al balletto surreale, alle canzoni buffe e all’inevitabile declino fisico. Le due mogli, Nina Arianda (mrs. Laurel) e Shirley Henderson (mrs. Hardy), contribuiscono validamente al risultato finale. Tolta qualche accentuazione patetica, Stanlio e Ollio rinnova il nostro amore per il grasso e il magro più talentuosi della storia del cinema.

STANLIO E OLLIO (Stan & Ollie) di Jon S. Baird. Con John C. Reilly, Steve Coogan, Nina Arianda, Shirley Henderson, Danny Huston. USA/GB 2018; Biografico; Colore.

Stanlio e Ollio
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