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Suspiria

Operazione molto rischiosa quella di Luca Guadagnino. Il suo Suspiria non è assolutamente un remake, ma una sorta di rilettura in chiave molto più politica, storica e psicanalitica del capolavoro di Dario Argento.

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Locandina del film

Luca Guadagnino prosegue nella sua ricerca estetica (del bello o del brutto, non fa differenza) addentrandosi in un terreno minato. In fondo, se avesse voluto raccontare la Germania degli anni Settanta, della banda Baader/Meinhof, delle svolte a destra della politica tedesca, avrebbe potuto farlo senza mettere in mezzo le streghe di Dario Argento, la scuola di danza, il controllo esercitato dal passato sul presente, una vera e propria guerra di magia nera. E invece ha voluto rifare Suspiria mantenendo i nomi dei personaggi, chiedendo a Jessica Harper di fare una piccola apparizione, mettendo nuovamente Susy Banner (che qui diventa Bannion) a confronto con la diabolica Elena Markos eccetera eccetera. Molto rischioso.

Innanzitutto il suo Suspiria non è assolutamente un remake, ma una sorta di rilettura in chiave molto più politica, storica e psicanalitica. Ma, d’altro canto, non rende per niente facile giudicarlo senza guardare all’originale per tutta una serie di cose volute da Guadagnino stesso: uguale il titolo, identici i nomi dei personaggi, riproposta la scuola di ballo governata da forze oscure.

E allora, per liberarci da un passato ingombrante, potremmo cominciare dalle molte differenze. Non più Friburgo ma Berlino, a due passi dal muro. Non più un trionfo di colori ma una sostanziale decolorazione di ambienti e persone. Non più delitti, ma solo qualche sparizione di soggetti temuti. Un personaggio aggiunto, quello dello psichiatra che ascolta Patricia ed è ammesso nella scuola come «testimone». Non più Joan Bennett e Alida Valli come richiamo alla Hollywood oscura di Fritz Lang e Alfred Hitchcock, ma Ingrid Caven (tanti film con Fassbinder) e Angela Winkler (attrice con Fleischmann, Handke, Schlöndorff e von Trotta). In più, radio e televisione continuano a trasmettere notizie della banda Baader/Meinhof.

Insomma, l’idea di Guadagnino dovrebbe corrispondere a una rilettura chiaramente politica di un periodo (il film inizia nel 1977) rivelatore di certe derive tedesche ma anche internazionali. Lo psichiatra ha sposato un’ebrea poi scomparsa: si tratta pertanto di un testimone (il ruolo della sua esistenza a quanto pare) che proclamando «Io sono innocente» non allontana il male e l’orrore vissuti. E le streghe, naturalmente, sono l’immagine di un passato che non vuole tramontare estendendo la propria influenza sul presente. Addirittura la scuola potrebbe essere un lager.

La molteplicità delle chiavi di lettura non finisce qui. Tilda Swinton, a quanto pare musa ispiratrice dell’autore, interpreta tre personaggi: lo psichiatra, la direttrice madame Blanc e Elena Markos. Perché non c’è armonia tra le signore della notte: Blanc e Markos si contendono la direzione della congrega in un universo oscuramente matriarcale (confermato dal fatto che l’unico uomo del film è interpretato da una donna). E qui subentra Susy Bannion, che Argento aveva concepito come una sorta di Biancaneve a confronto con la strega. Guadagnino invece sposa la tesi secondo la quale Susy non sarebbe altro che un’entità molto più potente venuta a distruggere le usurpatrici. E tira in ballo le tre Madri una delle quali, Mater Suspiriorum, aleggia sul racconto.

Diviso in sei atti e un epilogo, Suspiria si riallaccia così al melodramma presentando uno scenario di morte (passata, presente e futura) che non lascia dubbi sul pessimismo dell’autore. Ma non ne lascia alcuno neanche sulla sua presunzione: il film, nel tentativo di seguire troppe strade, perde il filo e si fa apprezzare soltanto per la coerenza scenografica. Gli mancano sintesi, assoluta chiarezza di obiettivi e capacità nel dosaggio degli effetti. Possiamo dire che, tirate le somme, Suspiria non è un horror e che quando vi entra a piedi uniti (nel sabba finale) perde la misura scivolando in un grottesco che ci sembra involontario. In fin dei conti, non sembra esserci tanta differenza tra Elena Markos e il Jabba di Star Wars. Così il film rimane sospeso come un grosso punto interrogativo. Proprio come Guadagnino, che ancora non ci ha fatto capire se sia un autore o un assemblatore di materiale altrui (di autori veri, forse).

SUSPIRIA di Luca Guadagnino. Con Dakota Johnson, Tilda Swinton, Ingrid Caven, Angela Winkler, Chloe Grace Moretz, Mia Goth. ITALIA/USA 2018; Horror; Colore.

Suspiria
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