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THE HOLE

Joe Dante non è un maestro del cinema, ma sa come farlo e soprattutto come inserire all'interno di strutture già ampiamente consolidate piccoli tocchi di surreale e grottesco (o bizzarro) che alla fine fanno la differenza. I problemi di «The Hole» sono due: un titolo che lo apparenta erroneamente al thriller adolescenziale di Nick Hamm del 2001 e un apparato tridimensionale che decisamente non aggiunge alcunché alle potenzialità spaventose della storia.

Parole chiave: cinema (291)
THE HOLE

DI FRANCESCO MININNI

Joe Dante non è un maestro del cinema, ma sa come farlo e soprattutto come inserire all'interno di strutture già ampiamente consolidate piccoli tocchi di surreale e grottesco (o bizzarro) che alla fine fanno la differenza. I problemi di «The Hole» sono due: un titolo che lo apparenta erroneamente al thriller adolescenziale di Nick Hamm del 2001 e un apparato tridimensionale che decisamente non aggiunge alcunché alle potenzialità spaventose della storia.

Ad essere precisi, è la nona volta che un film porta questo titolo e ci sembra che sarebbe bastato poco per trovare un'alternativa valida (ad esempio «La botola»).

Dalla sua, invece, il film ha lo stile inconfondibile di Joe Dante, capace di estrarre ironia dalle pietre, cresciuto alla scuola di Roger Corman e quindi teorico della velocità e del citazionismo, e soprattutto un particolare tanto semplice da poter quasi sfuggire: il ritorno massivo all'origine storica di tutte le paure, ovverosia il buio. Ciò configura «The Hole» come un piccolo manuale dei fondamenti di ogni storia di paura che si rispetti, utilizzati con ironia ma senza sguaiataggine o volontà distruttiva. Dante non pretende di essere originale a tutti i costi e dichiara pubblicamente la provenienza di alcune situazioni e trovate. Il clown ghignante è filiazione diretta di «Poltergeist» di Tobe Hooper. La bambina fantasma in cerca di pace è un'evidente eredità coreana da «The Ring» in poi. La botola che sembra introdurre ai misteri di un'altra dimensione reclama la parentela con spaventose soglie di lovecraftiana memoria. Persino il protagonista, Chris Massoglia, sembra avere qualche somiglianza con lo Zach Galligan di «Gremlins».

Il continuo interscambio tra viventi e defunti ha un valido precedente ne «Il sesto senso» di Shyamalan. Ma «The Hole» non finge di inventare cose già esistenti: le dichiara e riconduce il tutto alla paura primordiale per eccellenza, per l'appunto quella del buio nel quale si nascondono (o comunque qualcuno pensa che si nascondano) creature malefiche.

Dane e Lucas si trasferiscono con la madre da New York in provincia. Chissà come, nello scantinato della loro nuova casa è presente una botola chiusa da pesanti lucchetti che la curiosità infantile spinge irrefrenabilmente ad aprire. Il fatto che da questo momento la dimora divenga teatro degli avvenimenti più strani ed inquietanti è perfettamente normale. Potrebbe essere più interessante scoprire che i mostri evocati sono in realtà la materializzazione delle più radicate paure di ciascuno dei protagonisti, quindi in un certo senso un modo per confrontarsi con se stessi e fare un passo avanti verso la crescita.

Il messaggio di «The Hole», in questo senso, è persino elementare. Se non si affrontano i fantasmi della coscienza, sarà difficile trovarsi pronti ad affrontare una vita che richiede il massimo dell'impegno e soprattutto della serenità. Joe Dante, però, sa bene che un messaggio ha bisogno di veicoli adeguati ed essendo stato a scuola da alcuni grandi giocatori (da Roger Corman a Steven Spielberg, tanto per gradire) si muove nel buio con la grazia di un ballerino estraendo dal cilindro qualche coniglio di grande effetto. Il clown, innanzitutto, che rappresenta sempre un valido discriminante tra divertimento e paura; poi altre bambole sparse che, si muovano o meno, hanno la peculiarità di mettere addosso una certa inquietudine; quindi la bambina, che complessivamente giunge inaspettata e colpisce basso; infine l'oscurità, che non è soltanto quella dello scantinato ma si estende a menti non ancora perfettamente formate e nell'ideale condizione di essere confuse e manipolate.

Il pedaggio da pagare a questo andamento corretto e talora brillante è una certa delusione all'atto della conclusione della vicenda, quando quella che dovrebbe essere la paura primaria si rivela in effetti un brivido telefonato, grossolano e sostanzialmente poco coerente con la lineare semplicità del resto del film. Come si dice: chi va al mulino s'infarina. Gli attori adolescenti si adeguano alla media corrente, soprattutto perché più che veri personaggi rappresentano un'intera categoria. Meglio Bruce Dern, sempre più schizzato nel ruolo del precedente abitante della casa. E infine un doveroso omaggio al veterano Dick Miller, ottantaduenne, l'uomo della pizza, che da quasi sessant'anni continua ad attraversare la storia del cinema entrando dalla porta di servizio.

THE HOLE (Id.) di Joe Dante.
Con Chris Massoglia, Nathan Gamble, Teri Polo, Bruce Dern.
USA 2009; Horror; Colore

THE HOLE
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