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TO ROME WITH LOVE

Tante considerazioni da fare sull'ultimo film di Woody Allen «To Rome with Love», a partire dal fatto che per la sua prima sortita in Italia l'autore statunitense ha scelto una struttura a episodi, pur se incrociati, che lo ha comunque portato a una inevitabile disparità di livelli che salta agli occhi.

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TO ROME WITH LOVE

DI FRANCESCO MININNI

Tante considerazioni da fare sull'ultimo film di Woody Allen «To Rome with Love», a partire dal fatto che per la sua prima sortita in Italia l'autore statunitense ha scelto una struttura a episodi, pur se incrociati, che lo ha comunque portato a una inevitabile disparità di livelli che salta agli occhi. Mettendo in fila le quattro storie raccontate si fatica non poco a trovare un comune denominatore: il mito (e le trappole) del successo, come in «Celebrity», a sfondo esistenziale ma con appendici amatorie, più precisamente sessuali, con particolare riferimento all'infedeltà coniugale. Da qui la conclusione che il primo titolo di lavorazione, «Bop Decameron», saggiamente accantonato, non avrebbe fatto altro che ricondurre il tutto a un'interpretazione parziale e riduttiva del capolavoro di Giovanni Boccaccio. Poi le cartoline. È ovvio che i luoghi classici di Roma si prestano a una illustrazione da guida turistica, ma non si può fare a meno di chiedersi se così facendo Allen non avesse qualche secondo fine che a noi non è riuscito di individuare. Tirando le fila, si dovrebbe concludere che Allen vede gli italiani proprio così: piagnoni, frenetici, incasinati e soprattutto incatenati al fascino femminile. Pazienza. Visto che in fondo anche Woody Allen è proprio così, possiamo dire di essere in buona compagnia. A rimetterci, in fondo, è soltanto un film che, indubbiamente divertente e brillante, non è niente di più.

Vi si narra di alcune vicende di varia umanità. Un Leopoldo qualunque diventa incomprensibilmente famoso e, dopo un uragano mediatico, si ritrova improvvisamente nell'anonimato. Una sposina di Pordenone incontra l'attore più ammirato e cede a un fascino che solo lei vede, proprio mentre il marito è costretto a presentare ai parenti una prostituta facendola passare per sua moglie. Due fidanzati americani assistiti da una sorta di spirito guida (che in realtà è il giovane da adulto, in vena di un tour della memoria) ricevono la visita di un'amica di lei che mette a dura prova la fedeltà del maschio. Le imminenti nozze tra un romano e un'americana sono accompagnate dall'incontro dei futuri consuoceri: l'italiano canta da gran tenore (ma solo sotto la doccia) e l'americano è un allestitore di opere liriche solitamente fallimentari. Alla fine, mentre «Nel blu dipinto di blu» continua imperterrita a suonare, tutto finirà. Non bene: semplicemente finirà.

Appare evidente che almeno due elementi del film siano di diretta discendenza felliniana, collocati entrambi nell'episodio degli sposini di Pordenone. L'incontro con l'attore dei suoi sogni che catapulta la sposina in una sorta di incubo kafkiano è una sorta di rilettura de «Lo sceicco bianco», mentre il personaggio dell'esuberante prostituta interpretata da Penelope Cruz spalanca una finestra su «Roma». Woody Allen aveva già rincorso Fellini in «Stardust Memories», dove allestiva un personalissimo «Otto e mezzo» senza ottenere risultati di particolare rilievo.

Anche qui rimane in superficie e finisce per adeguarsi a una commedia degli equivoci che francamente, più che a Fellini, potrebbe far pensare a Vanzina. Poi c'è Roberto Benigni, il Leopoldo qualunque, nell'episodio più duramente esistenziale del film, forse il meglio riuscito anche se del tutto anomalo rispetto al tono generale del racconto. E naturalmente c'è anche Woody Allen che, adeguatamente doppiato da Leo Gullotta, si ritaglia l'episodio complessivamente più surreale e grottesco con la trovata del cantante lirico che è tale soltanto sotto la doccia.

Ma resta l'impressione che «To Rome with Love» sia una via di mezzo tra una vacanza creativa e un giocattolino dai meccanismi non particolarmente perfezionati, con una presenza massiccia di attori italiani, da Benigni ad Antonio Albanese, da Alessandro Tiberi a Flavio Parenti, da Riccardo Scamarcio a Alessandra Mastronardi, con apparizione speciale di Ornella Muti, che renderà problematico un adeguato ritorno economico sul mercato statunitense. Confermiamo la prima impressione: ci siamo divertiti, ma non era così evidente che fosse proprio un film di Woody Allen.

TO ROME WITH LOVE (Id.) di Woody Allen. Con Woody Allen, Roberto Benigni, Penelope Cruz, Alec Baldwin, Jesse Eisenberg, Antonio Albanese. USA/I/E 2012; Commedia; Colore

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