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The rider - Il sogno di un cowboy

La regista Chloé Zhao, americana di origine cinese, riesce a tratteggiare il mondo del rodeo con una sensibilità nuova, con un’attenzione a paesaggi, personaggi e cavalli che denota una conoscenza non superficiale del territorio, del rapporto con la natura e dell’animo umano, con il coraggio di mettere un uomo di fronte a una scelta di vita (o di morte) che implicano riflessione e senso comune.

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Locandina del film

Il mondo del rodeo, che di solito ha avuto un ruolo di comparsa nell’epopea del West, talvolta ha reclamato un posto da protagonista. Soprattutto con Nicholas Ray (Il temerario) e Sam Peckinpah (L’ultimo buscadero), nel primo caso indirizzato verso il melodramma crepuscolare, nel secondo verso la strenua difesa dell’individualismo. Tanto più sorprendente giunge The Rider a tratteggiare quel mondo rigorosamente maschile con una sensibilità nuova, con un’attenzione a paesaggi, personaggi e cavalli che denota una conoscenza non superficiale del territorio, del rapporto con la natura e dell’animo umano, con il coraggio di mettere un uomo di fronte a una scelta di vita (o di morte) che implicano riflessione e senso comune.

Sorprendente non tanto per il significato in sé, quanto perché tutto questo viene dalla ferma volontà di una donna, Chloé Zhao, americana di origine cinese, che ha sceneggiato e diretto il film senza mai scivolare nel melodramma di Ray o nell’individualismo di Peckinpah ma puntando semplicemente a un risultato che renda veramente difficile distinguere la realtà dalla fantasia. Il che significa che gli attori non sono attori, ma persone che hanno vissuto avvenimenti molto simili e i cui personaggi portano il loro stesso nome. Non è neorealismo, ma è sicuramente lontanissimo da qualunque spettacolarizzazione in voga a Hollywood. Va da sé che The Rider (cui una distribuzione discutibile ha appioppato il sottotitolo Il sogno di un cowboy) è un film rigorosamente indipendente che, presentato a Cannes due anni fa, ne ha attesi altrettanti per trovare una distribuzione italiana.

Brady è un cavaliere di rodeo costretto all’inattività da un grave incidente in gara. Incapace di restare lontano da quel mondo, continua a domare e addestrare cavalli in attesa di poter tornare alla competizione. In realtà la scelta è più drastica, perché il medico ha sentenziato che la frattura del cranio non gli permetterà mai più di cavalcare. E Brady, che alla resa dei conti non sa (e non vuole) fare altro, dovrà guardarsi dentro per decidere del proprio destino.

The Rider è ambientato nel South Dakota, nella riserva naturale di Pine Ridge, la stessa dove furono confinati i Lakota Sioux (quelli di Little Big Horn) una volta ridotti in prigionia. Chloé Zhao aveva già girato un film nel territorio, Songs My Brothers Taught Me, e in quella circostanza aveva conosciuto Brady Jandreau, discendente di quel popolo. Il lungo studio, la familiarità, gli approfondimenti e la presa d’atto di uno stato sociale iniquo l’hanno convinta a scrivere un film già scritto su quei volti, quelle praterie, quelle rocce, quei recinti e quelle bestie che più della ferrovia sono state fondamentali per la crescita dell’America.

Ne esce un film fortemente critico su un paese che le occasioni sembra annientarle piuttosto che nutrirle. In fondo Brady tenta di riciclarsi, ma non può fare che il cassiere al supermarket locale avendo sempre sott’occhio cavalli e prateria. Allo stesso tempo deve prendere atto che il West non è che un ricordo (non sappiamo quanto bello) e che morire per un ricordo potrebbe essere una scelta un po’ eccessiva.

Struggente, senza mai scadere nel sentimentalismo, The Rider propone una generazione che sceglie di non morire ma anche di smettere di sognare. E così diventa spietatamente critico nei confronti di un paese, che vuol dire nei confronti della storia e di tutto quello che ha portato alla situazione attuale. In questo senso è molto particolare la scelta dell’autrice di inquadrare i paesaggi sconfinati sempre all’alba o al tramonto, nel momento in cui i colori illuminano quello che in tutti gli altri momenti della giornata si è decolorato diventando tristemente qualunque. E gli attori, che attori non sono, riescono ad essere se stessi senza forzature.

Brady Jandreau, che probabilmente non farà altri film, è di una bravura quasi sconvolgente. E Chloé Zhao dà al suo film un’impronta quasi documentaria che allontana le tentazioni dello spettacolo e rende tutto credibile più di un saggio di sociologia.

THE RIDER - IL SOGNO DI UN COWBOY (The Rider) di Chloé Zhao. Con Brady Jandreau, Mooney, Leroy Pourier, Lane Scott, Tim Jandreau. USA 2017; Drammatico; Colore.

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