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UNA VITA TRANQUILLA

Rosario, che gestisce un albergo ristorante a Wiesbaden insieme alla moglie Renate, dalla quale ha avuto un figlio, Mathias, in realtà non si chiama Rosario. È Antonio Di Martino, già esponente di spicco della camorra napoletana, costretto dalle circostanze a scomparire per evitare di essere ucciso e di provocare danni alla famiglia. Ma un giorno il suo figlio napoletano, Diego, si presenta con Eduardo. Ha bisogno di un posto in cui stare in attesa di poter eseguire un «lavoro».

Parole chiave: cinema (291)
UNA VITA TRANQUILLA

DI FRANCESCO MININNI

Rosario, che gestisce un albergo ristorante a Wiesbaden insieme alla moglie Renate, dalla quale ha avuto un figlio, Mathias, in realtà non si chiama Rosario. È Antonio Di Martino, già esponente di spicco della camorra napoletana, costretto dalle circostanze a scomparire per evitare di essere ucciso e di provocare danni alla famiglia. Ma un giorno il suo figlio napoletano, Diego, si presenta con Eduardo. Ha bisogno di un posto in cui stare in attesa di poter eseguire un «lavoro». Rosario gli dà ospitalità, ma progressivamente capisce che il lavoro da eseguire non è esattamente una questione di import-export. Per quanti sforzi abbia fatto per chiudere con il passato, sarà comunque costretto ad agire e ad effettuare scelte dolorose.

Ci sono casi in cui, con tutte le buone intenzioni, è veramente difficile distaccarsi dal materiale di repertorio. Accade soprattutto quando la storia di un film fa riferimento a tematiche e argomenti già ampiamente trattati, come ad esempio gli inutili tentativi di lasciare il mondo del crimine per rifarsi una vita, la complessità di un rapporto padre/figlio dovuta a una lunghissima assenza e a rancori mai sopiti, l'abitudine alla violenza che, anche dopo un lungo periodo di astinenza, è sempre in grado di tornare a far sentire la propria voce.

Per questi motivi, e anche per una sceneggiatura qua e là lacunosa che inserisce episodi narrativi poco giustificabili in rapporto alla rappresentazione di una realtà, «Una vita tranquilla» di Claudio Cupellini sarebbe poco più di un corretto tentativo di raccontare un cambiamento che le cose della vita rendono praticamente impossibile, che tutt'al più, nel rappresentare un atto criminoso compiuto da italiani in Germania, può evocare i fantasmi di Duisburg del 2007 (ma sarebbe una sorta di profezia, perché la sceneggiatura del film era pronta dal 2003).

E qui subentra l'elemento in più che, invece, consente al film di volare molto più alto di quanto gli permetterebbero la vicenda e la realizzazione. Un elemento che risponde al nome di Toni Servillo. Ci sono attori dalla profondità, dal carisma, dalla comunicativa, dall'introspezione tali da riuscire, in certi casi, a tappare le falle di un'opera imperfetta facendola sembrare molto più di quanto non sia. Servillo, che continua ad essere lontanissimo dalla visibilità mondana e dagli atteggiamenti che trasformano un attore in una star, ha dato un'impronta personale e inconfondibile a film riusciti come «Le conseguenze dell'amore» e «Gomorra», ad altri interlocutori come «Gorbaciof», ad altri più discutibili come «Il divo».

Nel caso di «Una vita tranquilla» va addirittura considerato coautore dell'opera, che senza il suo contributo avrebbe un altro giudizio e un altro risultato. Tanto per essere più chiari, il film di Cupellini può essere seguito come una specie di noir contemporaneo, nel qual caso apparirebbero evidenti le lacune del racconto e l'inserimento di episodi indispensabili per far arrivare la storia dove gli autori vogliono ma in realtà forzati e pretestuosi. D'altronde, può anche essere seguito come il percorso interiore di un personaggio, Rosario, per il quale il destino ha già deciso che non ci debba essere redenzione. E qui diventa fondamentale il contributo di un interprete che sia in grado di mostrare questo percorso fin nelle minime sfumature. Toni Servillo, che anche se interpreta personaggi teoricamente simili non dà mai l'impressione di ripetersi o di vivere di rendita, è in questo caso l'attore giusto. È grazie a lui se «Una vita tranquilla» lascia alla fine un'impressione positiva al di là di tutte le critiche che si possono sollevare.

Il suo Rosario è un uomo apparentemente pacato nel quale scorre in realtà una vena sotterranea di violenza pronta a esplodere e una costante paura che tutto ciò che ha ottenuto faticosamente possa essergli tolto. Lavorando accuratamente sugli sguardi e sulla mimica facciale, Servillo ne fa un perdente di spessore gigantesco e riesce addirittura a condurre il pubblico a una sorta di ambivalenza molto interessante: pur comprendendo certe sue ragioni e prendendo atto dei suoi sforzi, resta una parete invalicabile che non permette assolutamente di stare dalla sua parte. Un risultato di valore assoluto.

UNA VITA TRANQUILLA
di Claudio Cupellini. Con Toni Servillo, Marco D'Amore, Juliane Köhler, Francesco Di Leva, Maurizio Donadoni.
ITALIA 2010; Drammatico; Colore

UNA VITA TRANQUILLA
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