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Dal n. 27 del 16 luglio 2006

«UNITED 93»

Se diamo per scontato che la ricostruzione cinematografica di drammatici avvenimenti della storia recente possa in qualche modo essere equiparata alle modalità del cinema catastrofico, soprattutto in quanto a realismo e, più ancora, a utilità, bisogna riconoscere che tra «United 93» di Paul Greengrass e i tanti episodi del filone «Airport» corre una grande differenza.

«UNITED 93»

DI FRANCESCO MININNI
Se diamo per scontato che la ricostruzione cinematografica di drammatici avvenimenti della storia recente possa in qualche modo essere equiparata alle modalità del cinema catastrofico, soprattutto in quanto a realismo e, più ancora, a utilità, bisogna riconoscere che tra «United 93» di Paul Greengrass e i tanti episodi del filone «Airport» corre una grande differenza.

Innanzitutto i nomi degli attori: a Charlton Heston, George Kennedy, Robert Wagner e Alain Delon si sostituiscono Christian Clemenson, Trish Gates, Lewis Alsamari e Polly Adams. Chi sono? Nessuno lo sa. Semplicemente, assomigliavano ad alcuni dei veri personaggi coinvolti nella vicenda del quarto aereo dirottato l'11 settembre 2001, quello che si schiantò in Pennsylvania, dopo la rivolta dei passeggeri, senza raggiungere l'obiettivo che doveva essere la Casa Bianca.

C'è anche un attore, nella parte del responsabile della torre di controllo Ben Sliney, che attore non è: è Ben Sliney stesso, che ha prestato la propria consulenza e si è lasciato coinvolgere fino in fondo.

In secondo luogo, mancano i luoghi comuni della catastrofe: la definizione dei personaggi, il crescendo drammatico ottenuto con musica e montaggio, il folle che minaccia i passeggeri. In «United 93» si va avanti a forza di telefonate, senza azione nel senso tradizionale del termine, cercando di servirsi per quanto possibile soltanto del frutto di testimonianze dirette. Ne esce un film che sembra più un reportage, che era praticamente l'unica maniera per non farlo diventare come tutti gli altri.

Quanto agli attentatori, sono tre: armati di trincetto e coltellini, con una finta bomba, veramente convinti di essere in missione per conto di Dio. A questo proposito, resta veramente impresso nella memoria il montaggio parallelo dei passeggeri che recitano il Padre Nostro e dei terroristi che pregano il loro Allah.

Per fortuna, Greengrass non è caduto nella trappola di rappresentarli come «i cattivi»: sono dei poveracci come noi, resi distruttori di sé e degli altri da una cultura imbevuta di fanatismo. Infine, Greengrass non fa alcunché per coinvolgere emotivamente il pubblico e trasformare quindi il suo film in un thriller. Si limita a mettere in fila i fatti procedendo quasi in tempo reale per rendere il giusto omaggio (che sarà meglio chiamare memoria) a un manipolo di eroi senza nome che, pur consapevoli di andare verso una morte quasi certa, non hanno permesso che la paura impedisse loro di fare qualcosa.

Già lo sapevamo, ma «United 93» ce lo ricorda con una certa forza: eroi non sono quelli che spaccano tutto e ammazzano i cattivi, ma semplicemente quelli che, magari spinti dalla paura, cercano di mettere un freno al terrore.

UNITED 93 (Id.) di Paul Greengrass. Con Christian Clemenson, Trish Gates, Polly Adams. USA/F/D 2006; Drammatico; Colore

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