Bach e la Bibbia
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Oratorio

Cugino della cantata sacra è l’oratorio, il quale può avere un testo dal carattere narrativo e dialogico, come accade nell’Oster-Oratorium, oppure affidare il racconto a un cantante che fa le parti dell’Evangelista, come accade nelle Passioni o nel Weihnachts-Oratorium o anche nello Himmelfahrts-Oratorium.

Percorsi: Musica

In Bach il termine ricorre solo tre volte, e i tre oratori sono riferiti a tre specifici momenti dell’anno liturgico, la Pasqua, il Natale e l’Ascensione.

Dopo circa dieci anni di vita a Lipsia, e dopo lo straordinario ciclo di circa centocinquanta cantate composte fra il 1723 e il 1728, i rapporti di Bach con le autorità civili si erano deteriorati, e l’utilizzo di un termine nuovo (oratorio appunto, invece che cantata) è come un richiamo di attenzione su di sé. L’oratorio è un genere che ha storicamente le sue caratteristiche strutturali, simile ma diversa dalla cantata. La novità consiste in un testo che attinge direttamente dalle Sacre Scritture, integralmente riportato, e non come per le cantate dove era sottoposto a parafrasi o adattamenti. Nell’oratorio c’è una voce-guida, l’Evangelista, il quale prende il posto un tempo occupato dello historicus.

L’Oster-Oratorium BWV 249 è un adattamento di una cantata di compleanno per il duca Christian di Sassonia (BWV 249a), subito riversata in una composizione liturgica (BWV 249) per la feria I della Pasqua. Viene poi trasformata in nuova cantata profana (BWV 249b). Successivamente la versione sacra conobbe una nuova revisione, e arriva a diventare L’Oster-Oratorium BWV 249, che consta di 11 numeri.

Fonte: Sir
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